4 settembre 2015

La Scarzuola

Se sei alla ricerca di luoghi inesplorati (o poco citati dalle solite guide turistiche) e non vuoi spostarti troppo, sappi che questo luogo magico e nascosto nel verde della boscaglia. La Scarzuola, città ideale di Tomaso Buzzi, si trova in Umbria nella frazione di Montegiove del comune di Montegabbione in provincia di Terni. Il luogo è un mix tra religiosità ed esoterismo, dal momento che questa costruzione, visitabile tutto l’anno su prenotazione, propone diversi elementi che ci rimandano alla religione cattolica, ma anche a riti particolari, con simboli davvero impressionanti. In un primo momento si respira l’atmosfera dei monasteri francescani, una sensazione di pace e di isolamento che avvicina alla preghiera e alla spiritualità.

dove alloggiare la scarzuola_oasivillaggio agriturismo marscianoLa Scarzuola è una costruzione che sorge vicino a un convento francescano, sorto sopra quella che si dice fosse una capanna costruita con una pianta lacustre conosciuta come scarza (da cui il nome Scarzuola) dove San Francesco d’Assisi si rifugiava, e nel punto in cui piantò una rosa e un alloro miracolosamente sgorgò una fontana. Il convento, abbandonato da decenni e in malora, fu comprato nel 1956 da Tomaso Buzzi, uno tra i più grandi architetti italiani del ventesimo secolo. Qui l’architetto immaginò e costruì questa città davvero magica e speciale, che si caratterizza per scale, labirinti, torri, giardini, anfiteatri, mosaici, obelischi, draghi e un busto di donna.

Sembra quasi un’opera di un pittore surreale, ma invece è la realtà di una costruzione decisamente teatrale e scenografica, che il suo creatore definì come “un’antologia in pietra”, rimasta volontariamente incompiuta. Realizzata secondo i dettami del neo manierismo, la struttura propone uno stile rustico, quasi di altri tempi, con scale che si incontrano e rendono il luogo davvero magico. Le statue, gli edifici ammassati, i labirinti, lo stile architettonico riescono a donare all’insieme uno stile unico nel suo genere.

La Scarzuola può essere visitata tutto l’anno con gruppi di otto persone che affrontano un percorso che è quasi un’iniziazione: bisogna però prenotare prima!

Tempo di visita: 2h
Costo del biglietto: € 10.00
Gratuito per i bambini fino ai 12 anni

Riferimento: Marco Solari
Frazione Montegiove – 05010 Montegabbione (Tr)
Tel e Fax +39 0763 837463 – info@lascarzuola.com

Coordinate Geografiche:
42° 43’ 55.78’’ N
12° 09’ 12.46’’ E
elev m.458

Siamo nel Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale (S.T.I.N.A.) del Monte Peglia e Selva di Meana, nel comune di Montegabbione, in località Montegiove, da qui percorrendo una strada sterrata, si arriva all’antico Convento della Scarzuola.

Nel XII secolo, per ricordare l’avvenimento i Conti di Marsciano vi fecero costruire una chiesa e successivamente un convento, affidandoli ai Frati Minori che vi rimasero fino agli ultimi anni del ‘700 quando ne presero possesso i Marchesi Misciattelli di Orvieto. Fu proprio un Misciattelli, Paolo, a suggerire l’acquisto del complesso a Tomaso Buzzi.

Il poliedrico architetto lombardo, dopo un primo periodo dedicato alla progettazione di opere pubbliche, sul finire degli anni ‘30 aveva cambiato radicalmente indirizzo rivolgendosi alla realizzazione, al restauro e all’arredamento di ville della nobiltà e dell’alta aristocrazia italiane. Innamoratosi della Scarzuola, decise di mantenere la sacralità del luogo creandovi accanto una “città ideale” che lo rappresentasse, una vera e propria allegoria escatologica dell’esistenza, adottando il linguaggio ermetico caratteristico dell’aristocrazia massonica del ‘700.

Dopo aver attraversato il giardino del convento, reso splendido da Buzzi tanto da essere annoverato trai Grandi Giardini Italiani, si giunge davanti al grande anfiteatro naturale intorno a cui si sviluppa la sua opera: qualcuno ha paragonato lo stupore che crea, a quello di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Questa sorta di città fantastica è costituita da una serie di scenografie teatrali (7 sono i teatri principali), realizzate con il tufo, che a prima vista sembrano le costruzioni di sabbia in riva al mare, aumentando così la connotazione fiabesca. Lo stesso Buzzi era arrivato alla conclusione che solo scrivendo un libro si sarebbero potuti comprendere tutti i significati simbolici contenuti nella sua creazione. Nel cammino all’interno di Buzzinda, come il suo ideatore soleva chiamarla prendendo spunto dalla Sforzinda, la prima città ideale del Rinascimento, progettata per Francesco Sforza, si possono distinguere due assi. Un asse verticale parte dalla fonte miracolosa di San Francesco, attraversa la Barca di Polifilo, al cui sogno narrato da Francesco Colonna Buzzi si è sicuramente ispirato, supera il Pegaso Alato ed alcuni terrazzamenti per arrivare all’anfiteatro naturale e all’asse orizzontale delimitato a sinistra dal teatro dell’Arnia su cui campeggiano le iniziali dell’autore, ed a destra dalla maestosa Acropoli che racchiude alcuni dei più noti monumenti storici dell’antichità. Al di là di questa nave simbolica, la cui plancia è costituita dal palcoscenico con il labirinto musicale, vi sono il Teatro Acquatico, il Teatro Erboso e la Torre della Solitudine o della Meditazione con, da un lato, la Balena di Giona e, dall’altro, la Scala della Vita con le 12 fatiche di Ercole. Accanto all’impianto principale non si possono tralasciare numerosi altri padiglioni come il Tempio di Apollo, la Torre di Babele, l’Organo Arboreo, il Tempio di Flora e Pomona, il Teatrino di Diana, la Grande Madre, la casa Capitello, la Torre dell’Angelo Custode, la Torre triangolare del Sonno, oltre a statue, mostri, sculture surreali.

Come dice Marco Solari «per Tomaso Buzzi questo mondo magico rappresenta il percorso dell’anima che si stacca dall’Alto, rappresentato dalla Chiesa e dal Convento, e attraverso dei tunnel verdi a spirale scende fino alla Balena di Giona, si solidifica, entra nei labirinti bui della vita, li percorre, prende consapevolezza e comincia a salire verso la luce… più sale e più vedrà fino ad arrivare nell’Olimpo dove si iscrive in un cerchio ed è pronta per congiungersi al sole».

La visita della Scarzuola si può paragonare a un viaggio nell’inconscio dell’autore, nel medesimo tempo gli stimoli che si ricevono sono così forti da spingere anche il visitatore, come voleva Buzzi, a fare un percorso interiore seguendo le coordinate che gli vengono fornite. Tutto questo, dentro una cornice straordinaria in cui l’attenzione viene continuamente catturata da nuove scoperte che aprono orizzonti sconosciuti. Ogni angolo nasconde un piccolo segreto che lascia ad ognuno la possibilità di una propria interpretazione. Uno spettacolo che si rinnova continuamente tenendo sempre vivo l’interesse. Come diceva lo stesso Buzzi: «Alla Scarzuola, salvo la parte sacra, tutto è teatro».

Tomaso Buzzi (1900-1981) è con Gio Ponti nella prima parte del secolo, il maggior esponente della scuola milanese. Insieme fondano la storica rivista Domus, e insieme firmano alcuni dei progetti più noti. A quel tempo, l’architetto Buzzi è famosissimo e riverito ovunque, università inclusa: ordinario di Disegno dal Vero al Politecnico di Milano. Comincia quindi a lavorare freneticamente al progetto della sua città, la Buzzinda. Dà vita a una delle più incredibili, inaspettate, straordinarie fantasie architettoniche, un percorso in cui verde, acqua, fuoco, terra, vita e morte, divini e mortali si integrano. Una summa onirica e coinvolgente di tutto il suo sapere architettonico, ma anche filosofico storico e sapienziale. Ci lavora fino al 1976. Nel frattempo, sgomento di fronte a quest’opera, l’establishment culturale e accademico immediatamente e come un sol uomo emargina Tomaso Buzzi e le sue stramberie. A costoro, che gli chiedono ragione di come un architetto serio e importante come lui possa lasciarsi andare a certe cose, Buzzi risponde: “Quando sono con voi sono vestito, e in cravatta; quando sono qui, alla Scarzuola, sono nudo, e questo non potete sopportarlo”. Buzzi lascia incompiuta un’opera incompiuta per sua natura. E’ Marco Solari a riprendere in mano i suoi disegni, e a proseguire l’opera, e ad introdurre con entusiasmo i visitatori ai misteri di questo straordinario e teatrale percorso di meditazione e di iniziazione.

In Umbria un luogo magico e misterioso: da visitare subito!

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