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> <channel><title>Oasi Villaggio&#187; Dintorni</title> <atom:link href="http://www.oasivillaggio.com/category/dintorni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.oasivillaggio.com</link> <description></description> <lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 17:37:05 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Media Valle del Tevere</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2011/06/media-valle-del-tevere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=media-valle-del-tevere</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2011/06/media-valle-del-tevere/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Jun 2011 13:46:52 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <category><![CDATA[Media Valle del Tevere]]></category> <category><![CDATA[Media Valle Tevere]]></category> <category><![CDATA[Valle del Tevere]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/?p=2186</guid> <description><![CDATA[Il territorio solcato dal Tevere a valle della città di Perugia fino alle [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div
id="attachment_2187" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Tevere-visto-da-Civitella-del-Lago.jpg"><img
class="size-full wp-image-2187  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Tevere-visto-da-Civitella-del-Lago.jpg" alt="Tevere panorama da Civitella del Lago" width="336" height="173" /></a><p
class="wp-caption-text">Tevere panorama da Civitella del Lago</p></div><p><span
style="color: #008000"><strong>Il territorio solcato dal Tevere a valle della città di Perugia fino alle Gole del Forello e allo sbarramento della diga di Corbara, va a costituire la subregione omogenea della “Media Valle del Tevere”. </strong></span></p><p>Il territorio, collocato nell’area centrale dell’Umbria, è  caratterizzato da un paesaggio collinare alternato, a est dal profilo  montuoso calcareo dei Monti Martani che fanno da cornice all’intero  comprensorio, e a ovest dalle colline di formazione marnoso arenacea che  salgono da Marsciano al monte Peglia.</p><p>Nel bacino idrografico insistono i comuni di:</p><p>● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/torgiano/" target="_blank">Torgiano</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/deruta-comune-storico-artistico-turistico/" target="_blank">Deruta</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/marsciano/" target="_blank">Marsciano</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/fratta-todina/" target="_blank">Fratta Todina</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/san-venanzo/" target="_blank">San Venanzo</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/monte-castello-di-vibio/" target="_blank">Monte Castello di Vibio</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/collazzone/" target="_blank">Collazzone</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/gualdo-cattaneo/" target="_blank">Gualdo Cattaneo</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/giano-dellumbria/" target="_blank">Giano dell’Umbria</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/massa-martana/" target="_blank">Massa Martana</a><br
/> ● <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2011/02/todi-la-citta-piu-vivibile-al-mondo/" target="_blank">Todi</a><span
id="more-2186"></span></p><p><a
href="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=42.936318,12.43927&amp;spn=0.552971,1.234589&amp;t=h&amp;z=10&amp;msid=201890792383392933051.0004a5fb3f3e519b7962d" target="_blank"><span
style="text-decoration: underline">Visualizza la Googlemap della Media Valle del Tevere</span></a> &gt;&gt;</p><p>Ci troviamo nel tratto più ampio della valle formata dal Tevere nel suo percorso umbro, per lungo tempo sottoposto a opere di contenimento e controllo. Il fiume, dopo tratti caratterizzati da ampie e sabbiose aree golenali e da un corso lento forma un alveo più stretto e profondo, accelerando il suo corso. Nella parte centrale della valle, intensamente utilizzata a fini agricoli, si innestano trasversalmente due corsi d’acqua, il Nestore sulla riva destra, in corrispondenza di Marsciano, che discende tra dolci colline ondulate e il Puglia sulla riva sinistra; mentre più a sud, la valle del Naia, collega quest&#8217;area con quella del Ternano, verso sud.</p><div
id="attachment_2366" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Canoe-sul-Tevere.jpg"><img
class="size-full wp-image-2366  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Canoe-sul-Tevere.jpg" alt="Canoe sul Tevere" width="336" height="223" /></a><p
class="wp-caption-text">Canoe sul fiume Tevere</p></div><p>In corrispondenza di Todi, la valle si restringe e il corso del fiume curva bruscamente a est verso la gola del Forello e il lago di Corbara, stretto tra le aspre pareti boscate del Parco fluviale del Tevere, in un contesto naturalistico tra i più integri e interessanti della regione, altresì ricco di testimonianze archeologiche, preistoriche come le caverne e le grotte di Titignano e storiche, i porti, le ville rurali, le manifatture di ceramicae le necropoli.</p><p>Todi rappresenta l’insediamento urbano antico, il nome stesso della città, che nella dizione sia umbra che etrusca significa “confine”, testimonia il carattere di “frontiera” dell&#8217;area. Qui, il Tevere è stato storicamente fattore di divisione e insieme di congiunzione fra il territorio dell&#8217;Etruria e quello umbro, confine e allo stesso tempo sede di scambi e relazioni.</p><p>In età medievale, Perugia e Todi si sono per lungo tempo contese il controllo di questo territorio, edificando numerosissimi castelli sparsi sui poggi o sulle pendici collinari, quali presidi di difesa e luogo di rifugio. Ma anche qui, come in tutta la regione, il castello costituisce il luogo di insediamento di popolazione agricola occupata nel lavoro di dissodamento e coltivazione delle campagne circostanti.</p><p>Emergono in questa densa trama insediativa storica, che si dirama da Perugia lungo tre assi longitudinali di collegamento, strada del piano, strada tuderte della collina, strada orvietana delle Settevalli, i centri di Todi e Marsciano, capisaldi del sistema urbano.</p><div
id="attachment_2367" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Diga-sul-Tevere-a-Corbara.jpg"><img
class="size-full wp-image-2367  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Diga-sul-Tevere-a-Corbara.jpg" alt="Diga a Corbara" width="336" height="225" /></a><p
class="wp-caption-text">Diga sul Tevere a Corbara</p></div><p>Todi è città etrusco-romana, posta sull’antica via Amerina, che conserva il suo eccezionale valore percettivo ad ampio raggio che gli deriva dalla sua posizione a cavallo delle due vette di un colle sabbioso-argilloso quasi isolato, geologicamente fragile e instabile. La sua forma compatta e allungata sull’asse di spina centrale, è esaltata da masse arboree dislocate ai margini dell’abitato e spicca sui versanti in parte ancora ciglionati o terrazzati, soprattutto quelli esposti a nord e nord-ovest.</p><p>L’abitato di Marsciano, lambito dal corso del fiume Nestore, è situato al crocevia tra Perugia, Todi e Orvieto, antico centro fortificato di pianura, con i resti del suo castello medievale e con le sue espansioni edilizie che gli conferiscono una fisionomia moderna.</p><p>A partire dal XVI secolo vi fu lo sviluppo dell&#8217;insediamento sparso mezzadrile, caratterizzato dalla policoltura e dalla fitta trama dei campi segnati da alberature e siepi, a caratterizzare il paesaggio agrario, protraendosi fino a tutto l’ottocento. Oggi, molte di queste case coloniche sono state restaurate e riutilizzate  come seconde case, soprattutto nel territorio di Todi.</p><p>Parallelamente procedeva la messa a coltura di nuove terre sottratte al bosco sulle pendici collinari e la bonifica del fondovalle paludoso, anche ad opera, nella parte a nord, del monastero perugino di San Pietro, proprietario di vasti possedimenti nell’area.</p><div
id="attachment_2369" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Il-fiume-Tevere-a-Pontecuti-di-Todi.jpg"><img
class="size-full wp-image-2369  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Il-fiume-Tevere-a-Pontecuti-di-Todi.jpg" alt="Tevere a Todi" width="336" height="224" /></a><p
class="wp-caption-text">Il fiume Tevere a Pontecuti di Todi</p></div><p>Completa la formazione del paesaggio storico, la presenza diffusa di antichi mulini idraulici, oggi non più attivi, e di fornaci, sparsi principalmente nel suggestivo territorio collinare a ovest di Marsciano, oggi tra i maggiori centri di produzione del laterizio e di ceramiche decorative e artistiche, nelle località di Compignano, Morcella, S. Fortunato. Un territorio straordinariamente ricco di acque e di argilla, dove si possono apprezzare le testimonianze di antichissime pratiche di produzione e lavorazione di terrecotte, mattoni, coppi e vasi sopravvissute fino al novecento.</p><p>Il paesaggio odierno è ancora un paesaggio con connotati rurali, anche se l’agricoltura ha largamente perso i caratteri tipici della policoltura, con i seminativi arborati, fino a ieri diffusissimi e ora invece rintracciabili solo in alcuni lembi sopravvissuti nelle zone collinari. Oggi, la campagna della piana si presenta sempre più priva di alberi, con i caratteri tipici delle colture specializzate e intensive, distribuite nei campi dal disegno regolare e dalla trama molto meno frammentata.</p><div
id="attachment_2370" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Il-Lago-di-Corbara.jpg"><img
class="size-full wp-image-2370  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Il-Lago-di-Corbara.jpg" alt="Lago di Corbara" width="336" height="189" /></a><p
class="wp-caption-text">Il Lago di Corbara</p></div><p>Alle trasformazioni dell&#8217;assetto agricolo tradizionale ha contribuito la nuova edificazione che ha interessato soprattutto il fondovalle: nuovi insediamenti produttivi e commerciali realizzati negli anni ’70-‘80 si sono collocati principalmente lungo il nastro della viabilità principale. Tra questi, particolarmente evidente appare il nastro di insediamenti ai piedi di Deruta, da secoli centro noto per le sue ceramiche artistiche, di cui una bella testimonianza sociale e culturale è custodita nel Santuario della Madonna dei Bagni. Questo forma un continuum lineare, in cui si susseguono fabbriche, spazi di esposizione di ceramiche e palazzine, chiaramente percepibile da chi percorre la superstrada Perugia-Terni.</p><p>Ma anche il vecchio tessuto fatto di case isolate nella piana si è notevolmente infittito, con piccoli ma ricorrenti “rigonfiamenti” in prossimità dell’edificio antico; allo stesso tempo, non sfuggono a chi visita queste zone, alcune disordinate e incompiute espansioni edilizie ai margini e nella periferia dei centri storici.</p><div
id="attachment_2372" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Il-fiume-Tevere-a-Montemolino.jpg"><img
class="size-full wp-image-2372  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/06/Il-fiume-Tevere-a-Montemolino.jpg" alt="Tevere a Montemolino" width="336" height="252" /></a><p
class="wp-caption-text">Il fiume Tevere a Montemolino</p></div><p>La zona del bacino idrografico della media Valle del Tevere comprende città d’arte e contrade storiche che conservano intatti i tratti tipici dei borghi medievali, dove i volumi dei palazzi laici e degli edifici di culto si affacciano su splendide piazze, ricche di storia e dalle quali si diramano vicoli pittoreschi che racchiudono centri storici protetti da possenti mura e castelli che, un tempo, formavano un sistema difensivo particolarmente efficace ed articolato. Un lembo di terra pervaso da un’aurea mistica dove si possono scoprire resti etruschi e romani, palazzi e chiese medievali e rinascimentali incastonati in paesaggi di rara bellezza. Un luogo straordinariamente caratteristico, in cui arte, cultura e tradizione si fondono all’insegna della vivibilità. Le produzioni artigianali artistiche e quelle dei prodotti tipici sono elementi costitutivi di queste zone. Le ceramiche e i tessuti rappresentano alcune tra le espressioni più alte di un artigianato che si ramifica nel territorio. Le preziose Strade dell’Olio e del Vino costituiscono la rete lungo la quale andare a scoprire la ricchezza di decine di produzioni tipiche di eccellenza. L’enogastronomia riflette lo spirito del territorio, raggiungendo vette elevate nella produzione di salumi, formaggi, funghi e tartufi, e sublimi nella cucina, con riconoscimenti internazionali ai massimi livelli.</p><p><a
href="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=42.936318,12.43927&amp;spn=0.552971,1.234589&amp;t=h&amp;z=10&amp;msid=201890792383392933051.0004a5fb3f3e519b7962d" target="_blank"><span
style="text-decoration: underline">Visualizza la Googlemap della Media Valle del Tevere</span></a> &gt;&gt;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2011/06/media-valle-del-tevere/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Scarzuola la città ideale di Tomaso Buzzi</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2011/05/scarzuola/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=scarzuola</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2011/05/scarzuola/#comments</comments> <pubDate>Mon, 30 May 2011 13:47:11 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <category><![CDATA[giardini perugia]]></category> <category><![CDATA[la scarzuola]]></category> <category><![CDATA[la scarzuola montegabbione]]></category> <category><![CDATA[marco solari]]></category> <category><![CDATA[montegabbione]]></category> <category><![CDATA[montegabbione scarzuola]]></category> <category><![CDATA[montegiove]]></category> <category><![CDATA[scarzuola]]></category> <category><![CDATA[scarzuola città ideale]]></category> <category><![CDATA[scarzuola montegabbione]]></category> <category><![CDATA[scarzuola umbria]]></category> <category><![CDATA[tomaso buzzi]]></category> <category><![CDATA[tommaso buzzi]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/?p=2052</guid> <description><![CDATA[La città ideale di Tomaso Buzzi. È un piccolo capolavoro immerso nella natura, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h6><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/05/La-Scarzuola.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-2053" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/05/La-Scarzuola.jpg" alt="La Scarzuola" width="336" height="251" /></a><span
style="color: #008000">La città ideale di Tomaso Buzzi. È un piccolo capolavoro immerso nella natura, realizzato da Tomaso Buzzi, architetto, artista e designer. Il visitatore potrà scoprire una struttura che stupisce in ogni suo particolare, lungo un percorso che assomiglia a un labirinto.</span></h6><h6>Si dice che qui abbia dimorato San Francesco e per ripararsi si costruì una capanna con la scarza: ecco l’origine del nome del luogo.<span
id="more-2052"></span></h6><p>Siamo nel Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale (S.T.I.N.A.) del <strong>Monte Peglia e Selva di Meana</strong>, nel comune di <strong>Montegabbione</strong>, in località <strong>Montegiove</strong>, da qui percorrendo una strada sterrata, si arriva all’antico <strong>Convento della Scarzuola</strong>. In un primo momento si respira l’atmosfera dei monasteri francescani, una <strong>sensazione di pace e di isolamento</strong> che avvicina alla preghiera e alla spiritualità.</p><p>Il convento, ormai abbandonato da decenni e in malora, fu comprato nel 1956 da <strong>Tomaso Buzzi</strong>, uno tra i più grandi architetti italiani del ventesimo secolo. Tomaso Buzzi (1900-1981) è con Gio Ponti nella prima parte del secolo, il maggior esponente della scuola milanese. Insieme fondano la storica rivista Domus, e insieme firmano alcuni dei progetti più noti. A quel tempo, l’architetto Buzzi è famosissimo e riverito ovunque, università inclusa: ordinario di Disegno dal Vero al Politecnico di Milano. Comincia quindi a lavorare freneticamente al progetto della sua città, la Buzzinda. Dà vita a una delle più incredibili, inaspettate, straordinarie fantasie architettoniche, un percorso in cui verde, acqua, fuoco, terra, vita e morte, divini e mortali si integrano. Una summa onirica e coinvolgente di tutto il suo sapere architettonico, ma anche filosofico storico e sapienziale. Ci lavora fino al 1976. Nel frattempo, sgomento di fronte a quest’opera, l’establishment culturale e accademico immediatamente e come un sol uomo emargina Tomaso Buzzi e le sue stramberie. A costoro, che gli chiedono ragione di come un architetto serio e importante come lui possa lasciarsi andare a certe cose, Buzzi risponde: “Quando sono con voi sono vestito, e in cravatta; quando sono qui, alla Scarzuola, sono nudo, e questo non potete sopportarlo”. Buzzi lascia incompiuta un’opera incompiuta per sua natura. E’ Marco Solari a riprendere in mano i suoi disegni, e a proseguire l’opera, e ad introdurre con entusiasmo i visitatori ai misteri di questo straordinario e teatrale percorso di meditazione e di iniziazione.</p><p>Qui <strong>San Francesco</strong> nel 1218 costruì la sua capanna con una pianta palustre chiamata scarza, da cui il nome <strong>Scarzuola</strong>, e nel punto in cui piantò una rosa e un alloro miracolosamente sgorgò una fontana. Nello stesso secolo, per ricordare l’avvenimento i <strong>Conti di Marsciano</strong> vi fecero costruire una chiesa e successivamente un convento, affidandoli ai Frati Minori che vi rimasero fino agli ultimi anni del ‘700 quando ne presero possesso i <strong>Marchesi Misciattelli di Orvieto</strong>. Fu proprio un Misciattelli, Paolo, a suggerire l’acquisto del complesso a Tomaso Buzzi. Il poliedrico architetto lombardo, dopo un primo periodo dedicato alla progettazione di opere pubbliche, sul finire degli anni ‘30 aveva cambiato radicalmente indirizzo rivolgendosi alla realizzazione, al restauro e all’arredamento di ville della nobiltà e dell’alta aristocrazia italiane. Innamoratosi della Scarzuola, decise di mantenere la sacralità del luogo creandovi accanto una “città ideale” che lo rappresentasse, una vera e propria allegoria escatologica dell’esistenza, adottando il linguaggio ermetico caratteristico dell’aristocrazia massonica del ‘700. Dopo aver attraversato il giardino del convento, reso splendido da Buzzi tanto da essere annoverato trai <strong>Grandi Giardini Italiani</strong>, si giunge davanti al grande anfiteatro naturale intorno a cui si sviluppa la sua opera: qualcuno ha paragonato lo stupore che crea, a quello di Alice nel Paese delle Meraviglie. Questa sorta di <strong>città fantastica</strong> è costituita da una serie di scenografie teatrali (7 sono i teatri principali), realizzate con il tufo, che a prima vista sembrano le costruzioni di sabbia in riva al mare, aumentando così la connotazione fiabesca. Lo stesso Buzzi era arrivato alla conclusione che solo scrivendo un libro si sarebbero potuti comprendere tutti i significati simbolici contenuti nella sua creazione. Nel cammino all’interno di Buzzinda, come il suo ideatore soleva chiamarla prendendo spunto dalla Sforzinda, la prima città ideale del Rinascimento, progettata per Francesco Sforza, si possono distinguere due assi. Un asse verticale parte dalla fonte miracolosa di San Francesco, attraversa la Barca di Polifilo, al cui sogno narrato da Francesco Colonna Buzzi si è sicuramente ispirato, supera il <strong>Pegaso Alato</strong> ed alcuni terrazzamenti per arrivare all’anfiteatro naturale e all’asse orizzontale delimitato a sinistra dal <strong>teatro dell’Arnia</strong> su cui campeggiano le iniziali dell’autore, ed a destra dalla maestosa <strong>Acropoli </strong>che racchiude alcuni dei più noti monumenti storici dell’antichità. Al di là di questa nave simbolica, la cui plancia è costituita dal palcoscenico con il <strong>labirinto musicale</strong>, vi sono il <strong>Teatro Acquatico</strong>, il <strong>Teatro Erboso</strong> e la <strong>Torre della Solitudine</strong> o della <strong>Meditazione </strong>con, da un lato, la <strong>Balena di Giona</strong> e, dall’altro, la <strong>Scala della Vita</strong> con le <strong>12 fatiche di Ercole</strong>. Accanto all’impianto principale non si possono tralasciare numerosi altri padiglioni come il <strong>Tempio di Apollo</strong>, la <strong>Torre di Babele</strong>, l’<strong>Organo Arboreo</strong>, il <strong>Tempio di Flora e Pomona</strong>, il <strong>Teatrino di Diana</strong>, la <strong>Grande Madre</strong>, la <strong>casa Capitello</strong>, la <strong>Torre dell’Angelo Custode</strong>, la <strong>Torre triangolare del Sonno</strong>, oltre a statue, mostri, sculture surreali. Come dice <strong>Marco Solari</strong> «per Tomaso Buzzi questo mondo magico rappresenta il percorso dell’anima che si stacca dall’Alto, rappresentato dalla Chiesa e dal Convento, e attraverso dei tunnel verdi a spirale scende fino alla Balena di Giona, si solidifica, entra nei labirinti bui della vita, li percorre, prende consapevolezza e comincia a salire verso la luce… più sale e più vedrà fino ad arrivare nell’Olimpo dove si iscrive in un cerchio ed è pronta per congiungersi al sole». La visita della Scarzuola si può paragonare a un <strong>viaggio nell’inconscio</strong> dell’autore, nel medesimo tempo gli stimoli che si ricevono sono così forti da spingere anche il visitatore, come voleva Buzzi, a fare un <strong>percorso interiore</strong> seguendo le coordinate che gli vengono fornite. Tutto questo, dentro una cornice straordinaria in cui l’attenzione viene continuamente catturata da nuove scoperte che aprono orizzonti sconosciuti. Ogni angolo nasconde un piccolo segreto che lascia ad ognuno la possibilità di una propria interpretazione. Uno spettacolo che si rinnova continuamente tenendo sempre vivo l’interesse. Come diceva lo stesso Buzzi: <strong>«Alla Scarzuola, salvo la parte sacra, tutto è teatro»</strong>.</p><p>Le visite guidate si effettuano tutto l’anno su prenotazione.<br
/> Gruppi minimo di 8 persone.<br
/> In mancanza del numero minimo ci si accoda a un gruppo già prenotato.<br
/> La Scarzuola è aperta tutto l&#8217;anno ed è visitabile tutti i giorni.<br
/> Tempo di visita: 2h<br
/> Costo del biglietto: € 10.00<br
/> Gratuito per i bambini fino ai 12 anni<br
/> Riferimento: Marco Solari<br
/> Località Scarzuola<br
/> Frazione Montegiove<br
/> 05010 Montegabbione (Tr)<br
/> Tel e Fax +39 0763 837463<br
/> info@lascarzuola.com<br
/> Coordinate Geografiche:<br
/> 42° 43’ 55.78’’ N<br
/> 12° 09’ 12.46’’ E<br
/> elev m.458</p><p><em> </em>Itinerario <a
href="http://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&amp;hl=it&amp;msa=0&amp;msid=201890792383392933051.0004a47ee7cf07f6d5a3e&amp;t=h&amp;z=12" target="_blank">da Oasi Villaggio alla Scarzuola </a> su Googlemaps</p><h6><span
style="color: #ff9900">Fotogallery La Scarzuola</span><br
/><div
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isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/it/?p=1510</guid> <description><![CDATA[Todi é una cittá medievale di una bellezza ed eleganza unica, sorge in [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h6><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Panorama.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1511" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Panorama.jpg" alt="Todi" width="336" height="181" /></a><span
style="color: #008000">Todi é una cittá medievale di una bellezza ed eleganza unica, sorge in cima ad una collina, ad una altezza di circa m. 400, a dominare l&#8217;incantevole valle del Tevere. </span></h6><p>Un territorio ricco di arte, cultura, tradizioni e sapori ed è famosa come &#8220;la città più vivibile al mondo&#8221;, dopo che gli esiti di interessanti ricerche, effettuate  dal professor Richard S. Levine della U.S. Kentucky University, l’hanno riconosciuta tale. Molte testimonianze archeologiche collocano l&#8217;origine di Tutere, che in lingua etrusca significa confine, tra il V ed il III sec. a. C., è certo tuttavia un precedente insediamento di una comunità di stirpe umbra. <span
id="more-1510"></span>Una leggenda narra che Todi sia sorta per volere degli stessi Umbri, infatti mentre erano già stati iniziati i lavori per la costruzione della città sulle rive del fiume, ecco che un&#8217;aquila arrivò mentre gli uomini stavano mangiando e portò via con gli artigli la tovaglia, trascinandola sul punto più alto del colle. Pensarono quindi che ciò fosse un segno celeste e costruirono così la città di Todi sul colle e l’aquila ne divenne il simbolo augurale. Gli Etruschi tra il III e il I secolo a.C costruirono la prima grande cerchia di mura che racchiude la città, allora sul confine dell&#8217;antico territorio Etrusco e l’aquila fu imprigionata nel breve spazio di una moneta di conio prima etrusco, poi romano. Si dice che anticamente fu costruita su due colli, corrispondenti ai luoghi occupati attualmente dal Tempio di San Fortunato e della Cattedrale, originariamente separati da una profonda vallata i cui sbocchi, orientale e occidentale, furono chiusi dai Romani con muraglie di travertino. Nell&#8217;89 a. C.  Todi diventa Municipio Romano, della civiltà romana rimangono ancora alcuni resti come le imponenti Cisterne Romane scoperte recentemente sotto la Piazza del Popolo. Fu allora che il nome della città si addolcì in Tuder, ma non si spense la fama di arditissimi guerrieri, di cui godevano i suoi abitanti. Essi infatti si distinsero durante la seconda guerra punica, nella battaglia del Ticino, sotto la guida dello sfortunato Scipione, e meritarono alla loro città l’appellativo di Fida.<a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Aerea.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1513" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Aerea.jpg" alt="Todi dall'alto" width="336" height="225" /></a> Todi si è sviluppata in tre epoche successive, ciascuna delle quali testimoniata da un cerchio di mura: il preromano, il romano e il medioevale. Il primo, che affiora ancora in alcuni punti della città, fu costruito con blocchi di travertino di grandi dimensioni, sovrapposti in file ordinate, e senza malta cementizia; l&#8217;ultimo, datato nelle cronache al 1244, in gran parte intatto con i suoi torrioni e le tre Porte: Romana, Amerina e Perugina, che ne delimitavano i tre borghi medioevali, si sviluppa per una lunghezza di km. 4. Todi tra il V e il VI sec. subì i danni delle guerre greco-gotiche, seguite dalle invasioni longobarde, finché, tra il 759 ed il 760, re Desiderio e Papa Paolo I stabilirono i confini orientali tra il ducato di Spoleto e la contea todina, inclusa nel Ducato di Roma. Dopo il 1000, Todi ebbe regime feudale e signorile, fu governata dai consoli fino al 1201, poi dal podestà e, dal 1255, anche dal Capitano dal Popolo. In epoca rinascimentale riuscì a sollevarsi dalle conseguenze della peste del 1527, che aveva decimato più della metà della popolazione. Con la riforma di Martino V entrò a far parte dello Stato della Chiesa, mantenne questo status fino al riassetto territoriale napoleonico, in seguito al quale divenne sede di un vastissimo circondario, che comprendeva anche Amelia ed Orvieto fino ad Acquapendente. Dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia molti dei luoghi che ne facevano parte ottennero l&#8217;autonomia da Todi, che vide così più limitato il suo territorio. La città inserita nel terzo cerchio di mura, ha una sup. di 23 ettari, e dalla metà del &#8217;200. È divisa in sei rioni: Nidola, Colle,Valle, Santa Prassede, San Silvestro, Santa Maria in Camuccia. Nei secoli liberi e operosi del Comune fiorirono i più bei monumenti di Todi, quelli che le diedero una fisionomia inconfondibile, immune da alterazioni attraverso il tempo. Anche oggi la città quando raggiungiamo la piazza del Popolo, una delle più belle d’Italia, ci avvolge una suggestiva atmosfera medievale. La piazza, infatti, accoglie composte ed eleganti architetture del secolo XIII e XIV: il Palazzo dei Priori, il Palazzo del Capitano  il Palazzo del Popolo. In fondo, alto su una gradinata, il Duomo raccoglie l’ampio respiro della piazza.</p><p><a
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href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Piazza-del-Popolo.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1518" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Piazza-del-Popolo.jpg" alt="Todi Palazzo dei Priori" width="336" height="252" /></a>Iniziato nel 1293, ma ingrandito e compiuto nel 1334/37, ha una solida sobrietà di linea che neppure le finestre rinascimentali, in netto contrasto con lo stile dell’edificio, riescono a rovinare. Quelle finestre, invero belle per se stesse, furono un capriccio di Papa Leone X nel 1513.</p><p>In alto e verso sinistra è collocato un bronzo di Giovanni di Gigliaccio del 1339 raffigurante l&#8217;Aquila di Todi. La torre, a base trapezoidale, fu eretta fra il 1369 ed il 1385.</p><p><a
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href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Palazzi-del-Popolo-e-del-Capitano.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1521" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Palazzi-del-Popolo-e-del-Capitano.jpg" alt="Palazzo del Popolo e del Capitano" width="329" height="259" /></a>Il Palazzo del Popolo detto anche del Comune, del 1213, è tra i più antichi palazzi pubblici italiani. Iniziato in stile lombardo, probabilmente come sede del podestà, ha una mole poderosa, ma slanciata, per il mirabile equilibrio delle dimensioni. Questa gran massa di pietra, alleggerita da due file di trifore gotiche molto distanziate fra loro, si corona superbamente di una merlatura ghibellina, aggiunta con i restauri eseguiti a cavallo tra Otto e Novecento. Ha in comune con il vicino Palazzo del Capitano la scalinata d’accesso alle sale, e sottolinea, con la sua austerità l’eleganza del tardo gotico di quest’ultimo edificio.<br
/> Il Palazzo del Capitano costruito nel 1293, ha una armoniosa facciata in stile gotico. Al primo piano si trova la sala del Capitano del popolo con avanzi di affreschi dl XIV secolo, fronteggiata dal Salone del Consiglio generale, dove è stato allestito il Lapidario con materiali romani. All’ultimo piano dei due palazzi trovano sede la Pinacoteca e il Museo della Città dove sono custodite opere di notevole valore. il progetto espositivo del Museo della Città è teso a valorizzare la storia della città e del suo territorio. In questo settore si sono volute ripercorrere le vicende di Todi attraverso la presentazione di materiali e oggetti disposti in successione temporale che ne illustrano alcuni momenti di particolare importanza, a partire dalle origine leggendarie fino al periodo rinascimentale, i cui temi sono: l&#8217;aquila e la leggenda delle origini, Todi preromana, Todi romana, i Santi protettori, la città medioevale, la nobiltà, la Controriforma, il Risorgimento. Seguono cinque sezioni tipologiche: archeologica, numismatica, tessuti, ceramiche e pinacoteca, che nei loro ambiti specifici offrono la possibilità di approfondire alcune tematiche significative per le vicende storiche ed artistiche della città. Il primo settore della Pinacoteca è dedicato alla presenza in Todi di Giovanni di Pietro (1450 &#8211; 1528), detto lo Spagna, discepolo del Perugino, testimoniata dalla imponente pala con &#8220;L&#8217;incoronazione di Maria, coro d’angeli e santi&#8221; commissionata per l&#8217;altare maggiore della cattedrale. Un&#8217;intera sezione è occupata dalle opere del romagnolo Ferraù Fenzoni detto il Faenzone (1562 &#8211; 1645), artista di grande fama, noto per aver lavorato a Roma su commissione di papa Sisto V e chiamato a Todi per decorare il Palazzo Vescovile e la Cattedrale.</p><p><a
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href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Duomo.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1516" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-Duomo.jpg" alt="Duomo di Todi" width="343" height="259" /></a></p><p>La concattedrale, intitolata a Maria SS.Annunziata, fu iniziata verso il  principio del secolo XII da maestri Comacini e completata nel XIV, ben  poco conserva della struttura originaria per i restauri successivi  prolungatisi fino al secolo XVI. La facciata, alla quale si accede  salendo i 29 gradini in travertino della scalinata, a tre portali, è  impreziosita da altrettanti rosoni, dei quali, quello centrale,  cinquecentesco, attrae maggiormente la nostra attenzione per la sua  pregevolezza. L’interno, a tre navate, ha l’austerità delle chiese  romaniche, ma anche qui non manca il tocco prezioso che ci è offerto dal  Coro, opera insigne degli intagliatori rinascimentali Antonio e  Sebastiano Bencivegna da Mercatello, autori anche del notevole portone  di legno di quercia da loro scolpito nei quattro pannelli superiori,  mentre nei sei inferiori da Carlo Lorenti, per la sostituzione di quelli  danneggiati. Notevole nella controfacciata l&#8217;affresco del Faenzone,  opera eseguita nel 1596, raffigurante il &#8220;Il giudizio universale&#8221;.</p><p><a
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href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-San-Fortunato.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1524" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-San-Fortunato.jpg" alt="Todi San Fortunato" width="336" height="252" /></a>Poco lontano dalla piazza sorge la chiesa di San Fortunato, patrono della città, santo protettore e vescovo venuto da Poitiers, pastore dal 528 al 541. San Gregorio Magno nei Dialoghi narra della sua vita e del miracolo che egli operò sulla piazza grande al tempo del passaggio delle truppe Gote. Un loro generale aveva preso in ostaggio, secondo il costume del tempo, numerosi giovani e giovinette e con loro al seguito si dirigeva verso la porta ravennate quando cadde da cavallo rompendosi la gamba. Fortunato lo risanò ottenendone in cambio la liberazione dei prigionieri. Da quel momento il popolo lo assunse come protettore della città. Iniziato nel 1292, l&#8217;edificio fu completato nella seconda metà del &#8217;400, epoca a cui appartiene la facciata incompleta, dal ricco portale tardogotico. L&#8217;interno di impianto nordico&#8221; a sala&#8221;, è a navata unica divisa da pilastri con volte a ogiva. Nella quarta cappella a destra, si trova un affresco della Madonna col Bambino e Angeli di Mascolino da Panicale, dietro l&#8217;altare Maggiore un coro ligneo di Antonio Maffei del 1590 e, nella cripta, la tomba di Jacopone (1233 &#8211; 1306).</p><p><strong>La Chiesa di Santa Maria della Consolazione</strong></p><p><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-S-Maria-della-Consolazione.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1526" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Todi-S-Maria-della-Consolazione.jpg" alt="Todi S.Maria della Consolazione" width="336" height="238" /></a>Ai piedi del colle, all&#8217;esterno delle mura duecentesche, sorge la chiesa di Santa Maria della Consolazione, iniziata nel 1508 e terminata un secolo dopo. Opera architettonica di importanza internazionale, è considerato uno degli edifici simbolo dell&#8217;architettura rinascimentale. E&#8217; a pianta greca, cioè formata su quattro lati tutti di grandezza e lunghezza uguali. Todi, come tutte le città di antica tradizione, è piena di leggende e la stessa chiesa si dice fosse sorta per volontà di popolo quando si sparse per le strade la voce di un miracolo, operato da una immagine miracolosa che si trovava nelle piagge di San Giorgio, presso le porte di Santa Margherita e di San Giorgio. La leggenda narra che, una mattina del maggio 1508, un operaio era intento, su ordine dell&#8217;autorità cittadina, a liberare e ripulire l&#8217;affresco dipinto in un muro antico dai rovi e dagli sterpi che l&#8217;avevano coperto, con il fazzoletto che teneva in tasca puliva il volto della Madonna e di Gesù. Per asciugarsi la faccia dal sudore e un occhio semicieco dalle lagrime procurate dalla malattia, passò lo stesso fazzoletto sul suo volto. All&#8217;istante l&#8217;occhio fu guarito. Da quel momento numerosi furono i miracoli che toccarono il popolo di Todi e poi su tutti quelli che accorrevano, copiosi come una benedizione. Il disegno è attribuito a Donato Bramante (1444 &#8211; 1514), ma non vi sono documenti che possano comprovare tale attribuzione, alcuni critici vogliono attribuirlo a Cola di Caprarola ed altri ad Antonio da Sangallo il Giovane. Ci vollero 100 anni per il compimento dell&#8217;opera che venne inaugurata nel 1607, ma i motivi di rifinitura ornamentali esterni ed interni durarono molti anni ancora. L&#8217;immensa cupola centrale e i quattro semicupoloni vennero coperti intorno alla metà del secolo XVI. Nel 1613 sul lato nord venne appoggiata una sacrestia che venne abbattuta a furor di popolo nel 1862, dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia, perché ritenuta troppo brutta rispetto alla solennità e alla purezza delle linee della chiesa, che si inserisce miracolosamente nel declivio della collina senza alterarne le linee.</p><p><strong>Jacopone da Todi</strong></p><p><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Jacopone-Todi.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1528" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Jacopone-Todi.jpg" alt="Jacopone da Todi" width="153" height="480" /></a>Nato da Iacobello della nobile famiglia de&#8217; Benedetti, Jacopone è uno dei più illustri cittadini di Todi, è stato un religioso e poeta italiano, venerato come beato dalla Chiesa cattolica. I critici lo considerano uno dei più importanti poeti italiani del Medioevo, certamente fra i più celebri autori di laudi religiose della letteratura italiana. Studiò legge e intraprese la professione di notaio e procuratore legale, conducendo una vita spensierata. Ma a 32 anni, dopo un episodio che lo toccò interiormente: la morte della moglie durante una festa dovuta al crollo del pavimento della stanza da ballo, si convertì dopo che sul corpo della moglie fu trovato un cilicio e cominciò a condurre una vita povera e monastica. Dell&#8217;opera letteraria di Jacopone si ricordano soprattutto le &#8220;Laudae&#8221; nelle quali egli esprime soprattutto il senso di distacco tra la condizione umana e la figura di Dio, componimenti di tema religioso che si rifanno al genere della lauda, assai diffuso in Umbria tra il XII secolo e il XV secolo e, questione controversa, lo “Stabat Mater” (dal latino per Stava la madre) una preghiera, più precisamente una sequenza, cattolica del XIII secolo. Jacopone nel 1278 entrò come frate laico nell&#8217;ordine francescano, scegliendo la corrente rigoristica degli Spirituali, che si contrapponevano alla corrente predominante dei Conventuali, portatori di un&#8217;interpretazione più moderata della Regola francescana. Nel 1288 Jacopone si trasferì a Roma, probabilmente presso il Cardinale Bentivenga. All&#8217;inizio del breve pontificato di Celestino V, gli spirituali, anche per merito di Jacopone che aveva mandato al pontefice una lauda, furono ufficialmente riconosciuti come ordine con il nome di “Pauperes heremitae domini Celestini”. Ma il nuovo papa Bonifacio VIII, acerrimo nemico delle correnti più radicali della Chiesa, non appena eletto, abrogò le precedenti disposizioni e la congregazione dei Pauperes venne così sciolta. Jacopone fu tra i firmatari del Manifesto di Lunghezza del 10 maggio 1297, con cui gli avversari di Bonifacio VIII, capeggiati dai cardinali Jacopo e Pietro Colonna, appartenenti alla famiglia Colonna acerrima nemica dei Caetani cui apparteneva Bonifacio VIII, chiedevano la deposizione del papa e l&#8217;indizione di un concilio. La risposta di Bonifacio VIII non si fece attendere: scomunicò tutti i firmatari con la bolla “Lapis abscissus” e cinse d&#8217;assedio Palestrina, la roccaforte dei dissidenti. Nel settembre del 1298 Palestrina fu presa e Jacopone spogliato del saio, processato, condannato all&#8217;ergastolo e imprigionato nel carcere conventuale di san Fortunato a Todi. Solo alla morte di Bonifacio, nel 1303, fu liberato, vivendo poi gli ultimi anni a Collazzone di Todi, dove morì la notte di Natale del 1306, nell&#8217;ospizio dei Frati Minori annesso al convento delle Clarisse.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/todi-la-citta-piu-vivibile-al-mondo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parco del Lago Trasimeno</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-lago-trasimeno/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=parco-del-lago-trasimeno</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-lago-trasimeno/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Feb 2011 17:28:05 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <category><![CDATA[avifauna migratoria]]></category> <category><![CDATA[Castiglione del Lago]]></category> <category><![CDATA[Goletta dei laghi]]></category> <category><![CDATA[lago di Perugia]]></category> <category><![CDATA[Lago Trasimeno]]></category> <category><![CDATA[Parco del Lago Trasimeno]]></category> <category><![CDATA[Passignano Trasimeno]]></category> <category><![CDATA[pesci di lago]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/it/?p=1497</guid> <description><![CDATA[Il Lago Trasimeno è un paesaggio plasmato dall’uomo. La dolcezza delle colline circostanti [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/ParcoTrasimeno.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1498" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/ParcoTrasimeno.jpg" alt="Parco del lago Trasimeno" width="338" height="420" /></a>Il Lago Trasimeno è un paesaggio plasmato dall’uomo. La dolcezza delle colline circostanti e il tipico ecosistema ne fanno uno spazio di indiscussa bellezza. Zona di sosta per l’avifauna migratoria e sede vitale di importanti specie ittiche, il Trasimeno ha un qualità rara: si fa ricordare. Una rete di sentieri e punti di sosta per escursioni a piedi, a cavallo e in bicicletta, capanni d’osservazione degli uccelli, il collegamento con un servizio di battelli tra i centri maggiori e le isole ne fanno una meta privilegiata per visite ed escursioni. Il Parco è lo strumento per tutelare e valorizzare lo specchio d’acqua, le sue tre isole: Polvese, Minore e Maggiore e le sue sponde. Il Lago Trasimeno è il maggiore dell&#8217;Italia peninsulare e quarto del nostro paese, con la sua superficie di 128 kmq, inferiore di poco a quella del Lago di Como. Oltre allo specchio d&#8217;acqua è compreso nel Parco tutto il sistema spondale che lo circonda ivi compresi i centri storici minori e maggiori come quelli di Castiglione del Lago e di Passignano. <span
id="more-1497"></span>Il Trasimeno è stato storicamente chiamato “il lago di Perugia” e questa definizione fa ben comprendere l&#8217;importanza che il bacino lacuale ha sempre avuto e ha per tutta l&#8217;Umbria nord occidentale e per il territorio della Chiana toscana. Vi gravita un’ecosistema di una certa fragilità, basti ricordare che è profondo appena da m.3,5 a 6,2, estremamente sensibile all’inquinamento, ai prelievi idrici e a un’eccesiva pressione antropica, nonostante tutto è il lago più pulito d&#8217;Italia, le analisi effettuate da Legambiente e dalla Goletta dei laghi alla ricerca di punti critici in 11 laghi e 6 regioni italiane parlano chiaro: il Lago Trasimeno è l’unico a non avere “punti critici” e “punti fortemente inquinati”. <a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Trasimeno-panorama.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1502" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Trasimeno-panorama.jpg" alt="Lago Trasimeno panorama" width="333" height="238" /></a>Un’intervento che ha richiesto un notevole sforzo finanziario da parte della pubblica amministrazione, è stato fatto recentemente, facendo arrivare acqua dalla diga di Montedoglio onde evitare che il livello del lago scenda sotto i livelli di guardia. Nella fascia spondale prevalgono la cannuccia di padule, il cariceto e diversi raggruppamenti di agrostide. Il bosco igrofilo è formato da varie specie di salici, ontano nero e olmo campestre. Le sponde ospitano le soste degli uccelli migratori: cicogne, garzette, tarabusi, morette, cavalieri d’Italia, svassi, ma non mancano specie stanziali. Tra le altre specie faunistiche numericamente abbondanti si contano cormorani, cinghiali e nutrie. Molte le specie ittiche, anche di pregio, presenti nelle sue acque, oggetto negli ultimi anni di specifici progetti di gestione e salvaguardia: cavedano, scardola, tinca, lasca, carpa, anguilla, luccio, latterino, cefalo, pesce persico, gambero. L&#8217;area di gravitazione sul Trasimeno e sul suo Parco non è facilmente definibile perché varia per funzioni e tempi. La massima presenza di visitatori si verifica nei mesi estivi, per finalità turistiche e ricreative, ed in tale occasione il turismo domenicale è alimentato da stranieri, da residenti di gran parte della provincia di Perugia, dei comuni della Chiana toscana fino ad Arezzo. In tali occasioni sono state stimate punte di presenza di visitatori di 30.000 unità oltre agli abitanti della struttura urbana circumlacuale. <a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Trasimeno-tramonto.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1504" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Trasimeno-tramonto.jpg" alt="Parco lago Trasimeno" width="336" height="178" /></a>Sommando questo dato a quelli ricorrenti sulla crisi del livello e quantità delle acque del Trasimeno provocati dalle precipitazioni annuali inferiori alla media regionale, alla mancanza di veri immissari, al bacino idrografico esteso a poco più del doppio della superficie del lago, balza in tutta evidenza come sia necessario difendere il Trasimeno da pressioni antropiche permanenti e sproporzionate, da attività produttive con elevato consumo di acqua e come sia necessario eliminare ogni fonte inquinante per un corpo idrico esteso in superficie, ma dalla scarsa profondità. Il lagoTrasimeno ha tutte le caratteristiche di una grande risorsa naturale che va rigorosamente tutelata e che va promossa per usi compatibili alla sua conservazione. Gli abitanti dei comuni del Trasimeno e gli umbri tutti hanno, pur tra mille difficoltà, saputo tutelare il loro lago le cui acque sono costantemente balneabili, le cui valli e le cui isole sono ambiti territoriali integri e quindi specchio di un passato millenario e tema per un presente idoneo a scoprire un rapportarsi nuovo dell&#8217;uomo con il suo habitat, una delle zone umide più importanti d’Europa e laboratorio privilegiato per sperimentare forme di sviluppo sostenibile in grado di prevenire e ridurre l&#8217;attuale crisi ambientale. <a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Trasimeno-isole.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1506" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Trasimeno-isole.jpg" alt="Lago Trasimeno isole" width="336" height="222" /></a>Interessante la visita del: Museo della Pesca del lago Trasimeno, a San Feliciano, che descrive la storia e la vita del lago Trasimeno, toccando gli aspetti della formazione geologica del lago, analizzandone l&#8217;ambiente biologico animale e vegetale, raccontando la storia dell&#8217;uomo che ne abita le rive attraverso gli strumenti e le tecniche di pesca: imbarcazioni, reti, vari strumenti di cattura e l’Oasi naturalistica La Valle, caratterizzata dal più esteso e straordinario ambiente del canneto interessato dal passaggio di rotte migratorie di centinaia di specie di uccelli che si fermano a nidificare, a svernare, o solo a rifornirsi di cibo durante il viaggio, così che ogni stagione dell’anno permette osservazioni diverse.</p><p>Parco del Lago Trasimeno<br
/> Superficie protetta: 13.200,00 ha<br
/> Regioni: Umbria<br
/> Province: Perugia<br
/> Comuni: Castiglione del Lago, Tuoro sul Trasimeno, Passignano su Trasimeno, Magione, Panicale Tipologia: Lago d’origine tettonico strutturale<br
/> Sede: Viale Europa, 4 &#8211; 06065 Passignano su Trasimeno (PG) &#8211; Tel. 075/828059<br
/> Orario: feriali 9:00/13:00</p><p><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Trasimeno-anatre.png"><img
class="alignleft size-full wp-image-1508" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Trasimeno-anatre.png" alt="Lago Trasimeno anatre" width="550" height="133" /></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-lago-trasimeno/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parco del Tevere</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-tevere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=parco-del-tevere</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-tevere/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Feb 2011 17:04:58 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <category><![CDATA[fiume Tevere]]></category> <category><![CDATA[hotel umbria]]></category> <category><![CDATA[lago di Alviano]]></category> <category><![CDATA[lago di Corbara]]></category> <category><![CDATA[oasi WWF]]></category> <category><![CDATA[offerta hotel umbria]]></category> <category><![CDATA[Parco del Tevere]]></category> <category><![CDATA[sentieri natura]]></category> <category><![CDATA[umbria]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/it/?p=1489</guid> <description><![CDATA[Umbri, Etruschi, Romani: il Tevere, più che un fiume, è un percorso cronologico. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Parco-Tevere.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1490" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Parco-Tevere.jpg" alt="Parco del fiume Tevere" width="338" height="420" /></a>Umbri, Etruschi, Romani: il Tevere, più che un fiume, è un percorso cronologico. Dalla preistoria ai giorni nostri, è stato testimone delle più importanti vicende storiche. Oggi rappresenta un patimonio naurale e culturale tutto da scoprire. Attorno al Tevere, che ne è la “colonna vertebrale”, il Parco si sviluppa nella parte centro meridionale della regione e comprende anche i due laghi di Alviano, oasi del WWF, e Corbara. Il carattere mutevole del fiume plasma scenari naturali sorprendenti dai meandri al “Cul del Monte”, alla “Gola del Forello”, dalla “Forra di Prodo” alle “Grotte della Piana” e ai “Calanchi di Guardea”, e così via fino ai numerosi siti archeologici e alle splendide città, da Todi, compresa nei confini, a Orvieto, poco fuori. Il Parco Regionale comprende il fiume Tevere nel tratto medio inferiore del suo corso umbro. <span
id="more-1489"></span>Il fiume cambia più volte carattere, partendo frenetico a dal ponte di Montemolino, che congiunge la sponda sinistra di Todi con quella destra di Montecastello Vibio, dove infatti è chiamato “il Furioso”, per poi calmarsi a Todi, dove diventa “Tever morto”; riprende quindi a correre incupendosi nella Gola del Forello, per poi distendersi nuovamente nel Lago di Corbara e riposandosi infine, dopo aver accolto da destra le acque del Paglia, nell’ambiente palustre di Alviano, bacino creato dall’uomo per permettere l’espansione delle acque del fiume durante le piene. La flora e la fauna seguono l’umore del fiume, fiancheggiandolo con ontani e salici oppure con lecci e carpini, erica e ginestra dove i versanti sono più scoscesi, con canneti nelle aree palustri, e popolandolo di poiane e nibbi reali, o di martin pescatori, garzette, aironi e anatidi come il germano reale o la moretta.  I<a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Parco-fiume-Tevere.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1492" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Parco-fiume-Tevere.jpg" alt="Parco del fiume Tevere" width="336" height="189" /></a>l Parco comprende, oltre il fiume per circa 50 km, territori significativi per caratteristiche ambientali, per testimonianze culturali, archeologiche, monumentali. Numerose le tracce archeologiche e gli scavi aperti, come quelli della necropoli umbro-etrusca di Montecchio, della villa fornace del III secolo di Scoppietto, i cui vasi, riconoscibili per il marchio di fabbrica, sono stati ritrovati in gran numero nel Nordafrica, e del porto fluviale romano alla confluenza tra il Tevere e il Paglia. Molte di queste emergenze artistiche sono diventate la base per la costruzione di musei archeologici locali, come l’Antiquarium di Scoppietto al cui interno è possibile scoprire il funzionamento dell’antica fornace. La popolazione dell&#8217;area di gravitazione del Parco è di circa 19.000 abitanti, iwl territorio agricolo varia dai fondovalle, con agricoltura intensiva, ai colli, su cui si coltivano vite e olivo, ai boschi delle quote alto collinari e montane. <a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Fiume-Tevere.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1494" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Fiume-Tevere.jpg" alt="Parco fluviale del Tevere" width="336" height="252" /></a>Todi ed Orvieto sono le attestazioni urbane che caratterizzano il Parco con il loro patrimonio culturale e Todi, in particolare, è nel Parco con l&#8217;intero centro storico. Ma tutto il territorio del Parco è ricco di numerosi borghi medievali e castelli, centri minori diffusi e dotati di testimonianze storiche e artistiche così da realizzare l&#8217;integrazione dell&#8217;ambiente naturale con l&#8217;ambiente culturale.</p><p>Parco fluviale del Tevere<br
/> Superficie protetta: 7.295,00 ha<br
/> Tipologia: ambiente fluviale e palustre<br
/> Regioni: Umbria<br
/> Province: Perugia, Terni<br
/> Comuni: Alviano, Baschi, Guardea, Monte Castello di Vibio, Montecchio, Orvieto, Todi<br
/> Sede: P.zza Umberto I, 16 &#8211; 05023 Civitella del Lago (TR) &#8211; Tel. 0744/950732<br
/> Orario: feriali 9:00/13:00</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-tevere/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parco del Monte Peglia e Selva di Meana</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-monte-peglia-e-selva-di-meana/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=parco-del-monte-peglia-e-selva-di-meana</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-monte-peglia-e-selva-di-meana/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Feb 2011 16:37:37 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <category><![CDATA[Area vulcanologica di San Venanzo]]></category> <category><![CDATA[flora e fauna]]></category> <category><![CDATA[Hotel Marsciano]]></category> <category><![CDATA[hotel umbria]]></category> <category><![CDATA[Melonta e Bosco dell'Elmo]]></category> <category><![CDATA[offerta agriturismo umbria]]></category> <category><![CDATA[Parco del Monte Peglia]]></category> <category><![CDATA[Selva di Meana]]></category> <category><![CDATA[sentieri natura]]></category> <category><![CDATA[sentieri tematici]]></category> <category><![CDATA[venanzite]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/it/?p=1479</guid> <description><![CDATA[Il Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale (S.T.I.N.A.) del monte Peglia-Selva di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Parco-Stina.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1480" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Parco-Stina.jpg" alt="Parco del Monte Peglia e Selva di Meana" width="338" height="420" /></a>Il Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale (S.T.I.N.A.) del monte Peglia-Selva di Meana, è costituito da tre diverse ed importanti Aree Naturali Protette:</p><p>- &#8220;Selva di Meana-Allerona&#8221;<br
/> - &#8220;Melonta-Bosco dell&#8217;Elmo&#8221;<br
/> - &#8220;Area vulcanologica di San Venanzo&#8221;</p><p>territori dove vivere la natura a tutto tondo tra cerrete, pinete e una flora ricchissima.</p><p>Il parco, istituito nel 2000, è una zona di tipo alto-collinare e montano, estesa su una superficie di 47.159 ha di cui 4.535 di area protetta, ricadente nei Comuni di Allerona, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d&#8217;Orvieto, Orvieto, Parrano, San Venanzo, Todi. <span
id="more-1479"></span>Le aree si trovano in Umbria in posizione centro-occidentale e il patrimonio naturalistico ed ambientale è tra i più vasti ed articolati della regione e dell&#8217;intera Italia centrale, spaziando da valori di particolare interesse naturalistico, faunistico e paesaggistico ai suoi importanti giacimenti paleontologici, geologici, preistorici, archeologici e storici. L’area che si estende dal lago alle colline del Trasimeno fino all’altopiano dei tufi, tra Orvieto e Bolsena, è ricca di itinerari turistico culturali e ambientali che consentono a tutti di approfondire, a piedi, in bicicletta o con altri mezzi, la conoscenza del vasto comprensorio. E’ un’area al di fuori dei flussi turistici più battuti e proprio per questo offre una dimensione di autenticità ormai difficile da trovare altrove. <a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Monte-Peglia.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1483" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Monte-Peglia.jpg" alt="Parco Monte Peglia" width="336" height="223" /></a>Ciascuno dei comuni che fanno parte della “Comunità Montana dell&#8217;Orvietano Narnese Amerino Tuderte” è riuscito a conservare un’identità ben definita e si sta impegnando per valorizzare le risorse del proprio territorio in un progetto di Ecomuseo del paesaggio. Lo S.T.I.N.A. si distingue come sistema territoriale, comprensivo di aree naturali protette, aree di particolare interesse naturalistico, faunistico e paesaggistico, raccordato con la pianificazione a livello locale, provinciale e regionale, pertanto non vuole configurarsi solo come parco di interesse naturalistico, né come mero strumento urbanistico, ma intende fungere da quadro di riferimento per mettere in rete e valorizzare le risorse naturalistiche e culturali diffusamente presenti, secondo principi ispirati alla sostenibilità dei processi di sviluppo. Costituisce quindi anche un primo passo verso la formazione di una &#8220;marca territoriale&#8221; capace di identificare e promuovere tutte le attività produttive e di servizio locali, facendo dello sviluppo sostenibile non più solo uno slogan, ma un processo reale ed efficace di crescita economica e sociale del territorio.</p><p><strong>L&#8217;ambiente montano del Gruppo Peglia</strong> è caratterizzato da cerrete, ma anche da estese pinete; ricchissima è la flora calcolabile in oltre un migliaio di specie. <a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Parco-Monte-Peglia.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1485" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Parco-Monte-Peglia.jpg" alt="Monte Peglia" width="324" height="243" /></a>I boscosi versanti del monte Peglia (837 mt) e del monte Piatto (769 mt), tra Orvieto, San Venanzo e Todi, con la loro vasta rete di sentieri segnalati, sono l&#8217;ideale per tutti i turisti che intendono praticare il trekking naturalistico trasformando una passeggiata nella natura in una vera e propria esperienza didattica a cielo aperto. Gli itinerari escursionistici, sono facili e alla portata di tutti, collegano antichi borghi e tipici casolari umbri. Inoltre alcuni &#8220;sentieri natura&#8221; e &#8220;sentieri tematici&#8221;, fra i quali l&#8217;affascinante Campo delle Farfalle, attraversano l&#8217;area consentendo di osservare animali selvatici in libertà, uccelli rari e una grande varietà di fiori e lepidotteri. Interessante in prossimità della cima del monte Peglia, il Parco attrezzato di Settefrati, con il Centro di Documentazione Flora e Fauna del Monte Peglia che dispone di ampi locali con accesso per disabili, sale mostra tematiche sul ciclo dell&#8217;acqua (comprensivo di acquario con ittiofauna locale), sulla geologia e flora locali, sale per proiezione e laboratorio.</p><p><strong>L’area naturale protetta Selva di Meana-Allerona</strong> è estesa su ha 3.255, in Comune di Allerona, a confine con la Riserva Naturale di Monte Rufeno in Comune di Acquapendente (Regione Lazio), dominata dalla presenza di foreste, a prevalenza di latifoglie, lasciate in parte ad evoluzione naturale, in parte avviate ad alto fusto ed in parte minore destinate alla utilizzazione a ceduo. Tra le emergenze floristiche e vegetazionali segnaliamo la santolina etrusca, il narciso, le numerose orchidee (quasi 40 specie) ed i boschi a prevalenza di rovere e carpino bianco, mentre tra quelle faunistiche la testuggine palustre ed il gatto selvatico. All&#8217;interno dell&#8217;area protetta sorge Villa Cahen, una prestigiosa residenza dei primi del &#8217;900, che domina paesaggisticamente la valle del fiume Paglia ed è meta di visite per gli originali tematismi che riguardano i giardini circostanti (giardino giapponese, parco inglese, serre tropicali).</p><p><strong>L’area naturale protetta Melonta-Bosco dell&#8217;Elmo</strong> è estesa su ha 1.268  nei Comuni di San Venanzo, Orvieto, Parrano, Ficulle e comprende l&#8217;area del monte Melonta, del fosso del&#8217;Elmo e di Montarsone. Il territorio è caratterizzato da un habitat pressoché integro ricco di alberi secolari e fiumi e torrenti dalle acque limpide e freschissime. Tra le emergenze floristiche e vegetazionali segnaliamo l&#8217;ipocisto, le fustaie di leccio e il corbezzolo, mentre tra quelle faunistiche la martora ed il gatto selvatico, il falco pellegrino, il gufo reale, la salamandra pezzata, il cavedano etrusco ed il gambero di fiume. La specie arborea più rappresentata è la lecceta, il cosiddetto bosco dell&#8217;Elmo che annovera alberi secolari e che si presenta in vaste formazioni in purezza. L&#8217;area è adatta ad essere percorsa a cavallo e in mountain bike. Il percorso segnato e tabellato più importante è il cosiddetto &#8220;Anello dell&#8217;Elmo&#8221; che partendo da Morrano in provincia di Orvieto giunge fino alla vetta del Melonta in prossimità del monte Peglia.</p><p><strong>L’area naturale protetta di San Venanzo</strong> è estesa su ha 126, a ridosso del centro abitato e a Pian di Celle, ed è caratterizzata dalla presenza assolutamente originale di una zona vulcanica con minerali e rocce unici al mondo. Tale area é caratterizzata dalla presenza di strutture e formazioni rocciose di origine vulcanica di rilevantissimo interesse scientifico, note ormai a livello internazionale per la loro peculiarità. Si tratta di un insieme di piccoli apparati vulcanici, originatisi circa 250.000 anni fa, che nel corso della loro brevissima attività eruttiva emisero prodotti di particolare interesse petrografico. <a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Minerale-di-Venanzite.jpg"><img
class="alignleft size-full wp-image-1487" src="http://www.oasivillaggio.com/files/2011/02/Minerale-di-Venanzite.jpg" alt="Venanzite" width="324" height="215" /></a>Tra questi la &#8220;Venanzite&#8221;, una roccia basaltica durissima unica al mondo, che presenta caratteristiche chimiche assolutamente originali e rilevabile esclusivamente nel territorio di San Venanzo. Con lo scopo di valorizzare questo insolito ed unico paesaggio geologico, sono stati recentemente istituiti dalle locali Amministrazioni competenti, un Museo Vulcanologico, allestito in un edificio del centro di San Venanzo, ed un Percorso Didattico che si snoda tra le più interessanti strutture vulcaniche e formazioni rocciose del territorio immediatamente prossimo al nucleo abitato. Lungo tale percorso sono anche osservabili lembi di boschi di caducifoglie a prevalenza di Roverella e Cerro, folti arbusteti e piccole aree prative che, in associazione con i complessi rocciosi che costituiscono ciò che rimane degli antichi apparati vulcanici, creano una realtà paesaggistica di grande fascino e suggestione. Il territorio di San Venanzo è stato abitato già in tempi remotissimi come documentato da una breccia ossifera villafranchiana rinvenuta in una cavità del Mesozoico sul Monte Peglia. La breccia ossifera viene ritenuta la traccia più antica della presenza dell&#8217;uomo in Italia; è custodita nel Museo Vulcanologico di San Venanzo.</p><p>Parco del Monte Peglia e Selva di Meana<br
/> Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale (S.T.I.N.A.)<br
/> Superficie aree naturali protette: 4.535,00 ha<br
/> Regioni: Umbria<br
/> Province: Perugia, Terni<br
/> Comuni: Allerona, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d&#8217;Orvieto, Orvieto, Parrano, San Venanzo, Todi<br
/> Tipologia: sistema di tipo alto-collinare e montana con estese zone boschive<br
/> Sede: Via Principe Umberto, 17 &#8211; 05010 San Venanzo (TR) &#8211; Tel. 075/879091 &#8211; Orario: feriali 9:00/13:00</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2011/02/parco-del-monte-peglia-e-selva-di-meana/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Perche visitare Marsciano e il suo territorio</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/perche-visitare-marsciano-e-il-suo-territorio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=perche-visitare-marsciano-e-il-suo-territorio</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/perche-visitare-marsciano-e-il-suo-territorio/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Oct 2010 16:49:24 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/it/?p=1128</guid> <description><![CDATA[Perché visitare Marsciano e il suo territorio? Perché Marsciano è il territorio del [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div
id="attachment_1177" class="wp-caption alignleft" style="width: 394px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Marsciano-TorreBolli.jpg"><img
class="size-full wp-image-1177  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Marsciano-TorreBolli.jpg" alt="Marsciano, Torre Bolli" width="384" height="287" /></a><p
class="wp-caption-text">Marsciano, Torre Bolli</p></div><p>Perché visitare Marsciano e il suo territorio? Perché Marsciano è il territorio del laterizio, dei borghi medievali e delle dolci colline umbre. Da noi si può conoscere un’Umbria “insolita”, distante solo pochi chilometri dai principali centri umbri. Marsciano è popolata da antiche civiltà fin dall’età del bronzo, con accentuate presenze etrusche; i segni dell’uomo si evidenziano soprattutto nell’epoca medievale, con la presenza d’importanti casati e famiglie quali i Conti Bulgarelli di Marsciano e i Vibi di Monte Vibiano. Il Tronco fossile di 7000 anni fa, i Tripodi Loeb, di età etrusca, ospitati alle Antikensammlungen di Monaco, la tomba di Villanova, la tomba di età rinaldoniana e l’anfora attica, <span
id="more-1128"></span>conservati al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, sono le testimonianze maggiori dell’insediamento di antiche civiltà. Ad affermare l’attività e la presenza dell’uomo nel periodo medievale, in un territorio già popolato da insediamenti benedettini, oltre a castelli e fortezze (alcune delle quali di origine bizantina), ci sono gli affreschi di Meo da Siena del 1320 ca. a Monticelli e a Castiglione della Valle. Di epoca rinascimentale la presenza dei giovani Perugino e Raffaello a Cerqueto, del Pinturicchio a Montelagello e delle Madonne della Misericordia, affrescate fra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Suggestivi i paesaggi nel cui contesto sono disseminati i castelli medievali della valle del fiume</p><div
id="attachment_1179" class="wp-caption alignleft" style="width: 394px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Montelagello-casale-e-castello.jpg"><img
class="size-full wp-image-1179  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Montelagello-casale-e-castello.jpg" alt="Montelagello, casale e castello" width="384" height="256" /></a><p
class="wp-caption-text">Montelagello, casale e castello</p></div><p>Nestore &#8211; fra tutti Sant’Apollinare &#8211; e l’incantevole valle del Fersenone che si può ammirare dal castello di Antonio da Migliano dei Bulgarelli. Nel borgo di Cerqueto, lungo la strada che offre uno dei panorami più belli dell’Umbria, riposa Frate Indovino, che ha scelto il suo paese natale come ultima dimora. Presso la biblioteca comunale si possono trovare i materiali ed i libri che appartennero allo storico contemporaneo marscianese Luigi Salvatorelli, ora in uso alla Fondazione Salvatorelli. Fra le sculture, fa bella mostra di sé la “Sirenetta” di Antonio Ranocchia, presso i giardini pubblici “Orosei”. Di architettura contemporanea (anni ‘20) l’opera dell’Arch. Ugo Tarchi presso Mercatello; dello stesso periodo le pitture di Gerardo Dottori, a Marsciano, Compignano e altri luoghi. A sottolineare la presenza della lavorazione del laterizio, secolare attività dell’uomo, si può visitare il Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte, che ha un percorso lungo tutto il territorio comunale: da Marsciano, con sede centrale nel Palazzo Pietromarchi, a San Fortunato e località Fornaci di Compignano, con le antiche fornaci del ‘700, dal laboratorio-museo di Compignano, dove si possono lavorare e cuocere le terrecotte, all’antenna museale “Rossana Ciliani”, situata nella fortezza medievale di Spina, nella quale sono esposti importanti pezzi di manufatti in laterizio e reperti della civiltà contadina. La visita dei borghi e delle chiese, da Marsciano a Morcella, Cerqueto, Compignano, Spina, Castiglione della Valle, Castello delle Forme, Papiano, Montelagello e Monte Vibiano Vecchio, riconduce alle antiche e suggestive armonie medievali, accompagnate dall’ospitalità e dalla ristorazione dove si possono assaporare i piatti della cucina umbra, condita con olio locale e annaffiata dagli ottimi vini delle colline marscianesi. Tutti questi ed altri ancora sono buoni motivi per venirci a trovare.</p><p
style="text-align: center"><span
style="color: #008000"><strong>Video di Marsciano e il suo territorio<br
/> </strong></span></p><p
style="text-align: center"><p><a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/10/perche-visitare-marsciano-e-il-suo-territorio/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/perche-visitare-marsciano-e-il-suo-territorio/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Marsciano itinerario trekking urbano storico artistico</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/marsciano-itinerario-storico-artistico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=marsciano-itinerario-storico-artistico</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/marsciano-itinerario-storico-artistico/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Oct 2010 16:45:32 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <category><![CDATA[Hotel Marsciano]]></category> <category><![CDATA[hotel umbria]]></category> <category><![CDATA[Marsciano]]></category> <category><![CDATA[Trekking urbano]]></category> <category><![CDATA[umbria turismo]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/it/?p=1125</guid> <description><![CDATA[Il trekking urbano è uno stile di vita salutare ed un modo nuovo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div
id="attachment_1181" class="wp-caption alignleft" style="width: 279px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Marsciano-Chiesa-di-San-Giovanni.jpg"><img
class="size-full wp-image-1181 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Marsciano-Chiesa-di-San-Giovanni.jpg" alt="Marsciano, Chiesa di San Giovanni" width="269" height="360" /></a><p
class="wp-caption-text">Marsciano, Chiesa di San Giovanni</p></div><h6><span
style="color: #008000">Il trekking urbano è uno stile di vita salutare ed un modo nuovo di fare turismo, meno strutturato e lontano dai circuiti famosi, è una forma di turismo lento e sostenibile che decongestiona i centri urbani.</span></h6><p>Un turismo, più libero e ricco di sorprese che privilegia i panorami, i monumenti meno conosciuti, i luoghi dove avviene la vita quotidiana dei cittadini. Il turista che cammina ha un rapporto attivo e partecipe con il luogo visitato ed instaura con esso un rapporto emotivo appassionante. Marsciano per la sua conformazione territoriale si presta facilmente a questo tipo di attività e le informazioni con il percorso libero proposto ne semplificano la visita.</p><p><a
href="http://maps.google.it/maps/ms?%20%20hl=it&amp;ie=UTF8&amp;t=h&amp;msa=0&amp;msid=201890792383392933051.0004a5486699c13e8eba8&amp;ll=42.909967,12.337561&amp;spn=0.008644,0.0%20%201929&amp;z=16" target="_blank">Itinerario storico artistico di Marsciano su Googlemaps</a> &gt;&gt;</p><p>Essere un importante crocevia di transito fra Perugia, Todi, ed Orvieto ha caratterizzzato, fin dall&#8217;epoca etrusca, la storia di Marsciano assegnandole una posizione di primo piano.</p><p>Il percorso si muove da piazza San Giovanni  nel centro storico, che mantiene tuttora parte del suo assetto urbano medievale, dove si erge la <strong>chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista </strong><span
style="color: #ff0000">(1)</span>, patrono della città, probabilmente risalente al ’300. La chiesa, la cui facciata è neoromanica, fu costruita nei primi anni del novecento nell’area precedentemente occupata da una fabbrica. <span
id="more-1125"></span>L’interno, che ripropone lo stile gotico, è costituito da tre navate: sulle due navate laterali si possono ammirare tre altari in terracotta, opera dell’architetto Nazareno Biscarini. In cima alla navata destra vi è un altro altare, opera dello scultore marscianese Antonio Ranocchia, che lo costruì con la tecnica delle terrecotte nel 1948. All’interno della chiesa sono conservati altresì un dipinto della scuola del Perugino; un settecentesco ciborio di legno e un crocifisso quattrocentesco di pregevole fattura. Accanto alla chiesa si alza verso l’alto il campanile ottocentesco nella cui nicchia esteriore è conservata la statua di San Giovanni Battista, scolpita dagli scultori marscianesi Teodoro Coletti e Mariano Laura. Di fronte alla chiesa troviamo <strong>palazzo Pietromarchi</strong> <span
style="color: #ff0000">(2)</span>. Costruito nel ‘300 dai signori feudatari di Marsciano, la famiglia Bulgarelli, il palazzo, dalla struttura architettonica piuttosto massiccia, ospita l’insolito <a
href="http://www.oasivillaggio.com/2010/01/museo-dinamico-del-laterizio/" target="_blank"><strong>Museo Regionale del Laterizio e delle Terrecotte</strong></a>, luogo dell&#8217;archeologia industriale del laterizio, istituito per scoprire la cultura e le tecniche della produzione di laterizi, di cui la città vanta una secolare tradizione e rappresenta il principale centro di produzione umbro, è un percorso museale diffuso sul territorio (Palazzo Pietromarchi, ex fabbrica delle piastrelle Briziarelli, antenna di Compignano, antenna di Spina), nonché dell’Archivio storico del comune di Marsciano.</p><div
id="attachment_1183" class="wp-caption alignleft" style="width: 342px"><a
href="../files/2010/10/Marsciano-Palazzo-Pietromarchi.jpg"><img
class="size-full wp-image-1183  " src="../files/2010/10/Marsciano-Palazzo-Pietromarchi.jpg" alt="Marsciano, Palazzo Pietromarchi" width="332" height="264" /></a><br
/><p
class="wp-caption-text">Marsciano, Palazzo Pietromarchi</p></div><p>Girovagando poi per le antiche viuzze si può respirare l’atmosfera medievale del vecchio castello, il quale presenta ancora al suo interno numerose testimonianze del passato. Del castello fortificato, che Ottone II infeudò ai Bulgarelli di Monreale nel 975 d.c. e che nel XIII secolo, in piena età dei comuni, si sottomise a Perugia da cui ricevette protezione, si possono ammirare tratti delle mura castellane e le antiche torri: la <strong>torre Bolli</strong> <span
style="color: #ff0000">(3)</span> a sud, conservata in ottimo stato, presenta ancora la merlatura originaria; la <strong>torre Boccali</strong> <span
style="color: #ff0000">(4)</span> a est; la torre ricostruita di <strong>Porta Vecchia</strong> <span
style="color: #ff0000">(5)</span> a nord-est, la più antica e l’unica delle tre porte d’accesso al castello rimasta integra fino ai giorni nostri. Proprio nei pressi di Porta Vecchia, in Piazza dello Statuto, in un vecchio palazzo in muratura di pietra rozzamente squadrata e stuccata a faccia a vista, ha sede la <strong>Biblioteca comunale “Luigi Salvatorelli”</strong> <span
style="color: #ff0000">(6)</span>, il grande storico e giornalista che proprio a Marsciano ebbe i suoi natali. La biblioteca, costituita da una sala congressi con propria entrata, da sale consultazione, sale studio, reception, uffici e dotata altresì delle più moderne tecnologie, ospita dal giugno 2000 il Fondo Salvatorelli, composto da circa 3000 opere di grande valore. Appena usciti dal vecchio castello, di fronte alla facciata esterna di palazzo Pietromarchi, sorge, sul sito dove si trovava il castrum, il <strong>Palazzo Municipale</strong> <span
style="color: #ff0000">(7)</span>, un’opera costruita nel 1871 e fortemente voluta dall’allora sindaco conte Zeffirino Faina; all’interno del Palazzo, dove il cotto è dominante e dona alla struttura il caratteristico colore rosso del laterizio, si trovano quadri di artisti marscianesi come Meallesi, Marinacci e Ranocchia. E di Alfredo Marinacci è anche la scultura astratta posta dinanzi al Palazzo Municipale, voluta dall’amministrazione comunale nel 1984, per ricordare i fratelli Ceci, fucilati dalle milizie fasciste nel 1944 nei pressi del cimitero di Marsciano, martiri della barbarie nazi-fascista nel periodo più funesto della nostra storia.</p><div
id="attachment_1186" class="wp-caption alignleft" style="width: 307px"><a
href="../files/2010/10/Marsciano-Palazzo-Comunale.jpg"><img
class="size-full wp-image-1186  " src="../files/2010/10/Marsciano-Palazzo-Comunale.jpg" alt="Marsciano, Palazzo Municipale" width="297" height="268" /></a><br
/><p
class="wp-caption-text">Marsciano, Palazzo Comunale</p></div><p>Consigliata la visita al <strong>Museo delle Conchiglie</strong> <span
style="color: #ff0000">(8)</span>, in via Trento nell&#8217;antica dimora del ‘700 di Duccio dei Conti di Marsciano, un&#8217;incredibile collezione privata con oltre 3.000 specie esposte provenienti da tutti i mari del mondo (telefonare allo 075 8742302 dott. Enzo Betti) e del famoso <strong>Museo del Vino, delle Etichette ed Ex Libris Carloni-Tesei</strong> <span
style="color: #ff0000">(9)</span> (via del Mattonato n. 13, tel. 075 8742192), che raggruppa circa 8.000 bottiglie e 85.000 etichette da tutto il mondo, tra cui esemplari molto antichi, alcune delle quali disegnate da pittori famosi come Degas, Cezanne, ecc., oltre a circa 1.500 ex libris, di cui 800 a tema enologico e gastronomico e 700 di argomenti vari. Accanto al Palazzo Municipale, appena oltrepassato il monumento ai fratelli Ceci, all’angolo tra via XX settembre e via Umberto I, la parte più elegante e il cuore commerciale della città, pieno di bei negozi con vetrine scintillanti, si può notare uno splendido edificio in stile Liberty, costruito nei primi anni del ‘900, il <strong>Palazzo </strong>fu dimora in quell’epoca di un’eruditissima signora marscianese, Giuseppina <strong>Locatelli Mosconi</strong> <span
style="color: #ff0000">(10)</span>, che proprio qui ospitò la poetessa Ada Negri, sua grande amica. Entrati oramai nel cuore della città, circa nella parte centrale di via Umberto I, l’occhio dell’osservatore è catturato dalle splendide decorazioni esterne di <strong>Palazzo Battaglia</strong> <span
style="color: #ff0000">(11)</span>; l’autore di queste decorazioni fu Gerardo Dottori che nel 1925, su commissione di Adone Battaglia proprietario di quest’edificio costruito a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo, affrescò sia l’esterno che l’interno. Nell’edificio dei Battaglia colpisce il grande intervento a graffito della facciata, unico esempio del genere della sua pittura murale e lo studio mirato delle decorazioni, dei motivi per i ferri battuti delle scale e le tematiche specifiche dei vari ambienti dell’interno. Sempre nel centro della città è da rilevare la presenza di un altro <strong>edificio in stile Liberty</strong> <span
style="color: #ff0000">(12)</span> situato in Via Marconi: questo palazzo costruito ai primi del XX secolo e in ottimo stato di conservazione, è di notevole valore architettonico. Via Marconi è perpendicolare all’altra strada centralissima già citata e cioè via XX settembre. In questa via, pullulante di negozi e di attività sulla quale si affacciano i resti delle antiche mura nonché la splendida Torre Bolli con la merlatura ancora intatta, si erge, bellissimo, il neoclassico <strong>Teatro della Concordia</strong> <span
style="color: #ff0000">(13)</span>. Della struttura originaria di quest’edificio, che venne costruito alla fine del XIX secolo su disegno dell’architetto Nazzareno Biscarini e che ospitava al suo interno alcune decorazioni del Dottori, non è rimasto che la facciata interamente in cotto; l’interno, che era composto da palchi, è stato ristrutturato di recente e rifatto a cinema con sala e galleria. Scendendo da via XX settembre lungo via Piave e costeggiando le vecchie mura del castello, si giunge, appena fuori dal borgo antico, a <strong>Villa Cruciani</strong> <span
style="color: #ff0000">(14)</span>. La Villa, costruita nei primi anni venti, rappresenta un’altra importante testimonianza del passaggio a Marsciano del pittore futurista perugino Gerardo Dottori; infatti Alceste Cruciani, allora podestà di Marsciano e proprietario della villa, da poco costruita, commissionò al Dottori la decorazione murale dell’edificio.</p><div
id="attachment_1188" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a
href="../files/2010/10/Marsciano-Teatro-della-Concordia.jpg"><img
class="size-full wp-image-1188" src="../files/2010/10/Marsciano-Teatro-della-Concordia.jpg" alt="Marsciano, Teatro della Concordia" width="300" height="199" /></a><br
/><p
class="wp-caption-text">Marsciano, Teatro della Concordia</p></div><p>Il complesso decorativo rappresenta il ciclo pittorico murale più completo dell’artista perugino. Oltre alla presenza di palazzi, abitazioni civili e ville di notevole spessore artistico, è doveroso segnalare anche la presenza di edicole e altarini, notevoli le Madonne di Porta Vecchia e di via del Mattonato e l’edicola con l’affresco raffigurante la <strong>Madonna col Bambino</strong> <span
style="color: #ff0000">(15)</span> situata in zona Tripoli, opera del Dottori, disseminati per tutto il capoluogo, nonché di piccole chiese e cappelline che conservano opere di interesse artistico. Tra le piccole chiese ben conservate figura quella <strong>di San Francesco</strong> <span
style="color: #ff0000">(16)</span>, fabbricata nel 1218, dalla struttura piuttosto semplice in pietra con un campanile situato sul retro che nella parte superiore non è in pietra, ma in mattoni; accanto alla chiesa sorge l’<strong>oratorio di Santa Maria Assunta </strong><span
style="color: #ff0000">(17)</span>, una confraternita dalle origini antichissime che risalgono fino al sec. XII. In piazza dello Statuto, in pieno centro storico, si può notare un edificio che conserva ancora l’aspetto di una chiesa: è la <strong>chiesa della Compagnia della Morte</strong> <span
style="color: #ff0000">(18)</span> che, edificata nella seconda metà del XVI secolo, è oggi sconsacrata. Tra le cappelline segnaliamo quella della <strong>Madonna delle Vigne</strong> <span
style="color: #ff0000">(19)</span>, di recente restaurata, che custodisce affreschi sulle pareti laterali e su quella di fronte dove è raffigurata una Deposizione. La chiesina della <strong>Madonna delle Grazie</strong> <span
style="color: #ff0000">(20)</span>, situata nel quartiere Tripoli, racchiude al suo interno diversi affreschi tra cui una Madonna della Misericordia; l’affresco, opera di scuola legata all’ambiente perugino, raffigura la Madonna col manto aperto su di una moltitudine di gente implorante ed è datato 1479. Da Tripoli prendendo la strada statale e oltrepassando il Fossatone, un fosso che nell’età comunale segnava il confine tra il territorio perugino e quello tuderte, entriamo nell’abitato di Ammeto. Il popoloso quartiere era anticamente chiamato Pian della Meta ed era l’ultimo avamposto di confine del territorio tuderte. Nelle campagne circostanti, sulla pianura del Tevere, troviamo l’antica <strong>Abbazia di San Sigismondo</strong> <span
style="color: #ff0000">(21)</span>, fondata intorno all’anno mille da San Romualdo dell’ordine dei camaldolesi, è oggi di proprietà dei Cavalieri dell’Ordine di Malta e, una sua parte, è adibita a magazzino agricolo. Nell’abbazia dimorò per lunghi anni una delle figure più eminenti della mistica medievale: San Pier Damiani. Contigua all’abbazia c’è una piccola cappella in pietra dell’XI secolo al cui interno sono contenuti alcuni ex voto, una statua lignea di Sant’Antonio e due stemmi delle famiglie Chigi e Barberini, che in passato amministrarono i beni dell’abbazia.</p><div
id="attachment_2213" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Marsciano-Torre-Bolli.jpg"><img
class="size-full wp-image-2213  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Marsciano-Torre-Bolli.jpg" alt="Marsciano Torre Bolli" width="336" height="251" /></a><p
class="wp-caption-text">Marsciano, Torre Bolli</p></div><p>Dalla quiete dell’Abbazia di San Sigismondo ci spostiamo verso la località del Cerro, a due passi dal Tevere, lambendo la fiorente zona industriale di Marsciano. Qui immersa nel verde e nella quiete della pianura del Tevere, incontriamo <strong>Palazzo Vallerani</strong> <span
style="color: #ff0000">(22)</span>, un palazzo nobiliare della fine del XVI secolo appartenuto in passato alla nobile famiglia dei Patrizi; il palazzo, a tre piani con altana ottocentesca, custodisce all’interno piccoli tesori in testi antichi, stemmi in cotto nonché spade e moschetti di guerra. Intorno alla residenza dei Vallerani si stende un magnifico parco con giardino, una antica piscina e una fontana mentre il viale d’accesso è in tigli e cipressi. Accanto al palazzo abbiamo la Chiesetta di Villa Palazzo <span
style="color: #ff0000">(23)</span>, una cappella gentilizia prevalentemente in cotto con uno splendido portico seicentesco, fatta costruire dai Nobili Patrizi nel 1606 e che ospita all’interno la “Madonna in trono con Bambino e Santi”, un affresco di scuola perugina del 1615.</p><p><a
href="http://maps.google.it/maps/ms?  hl=it&amp;ie=UTF8&amp;t=h&amp;msa=0&amp;msid=201890792383392933051.0004a5486699c13e8eba8&amp;ll=42.909967,12.337561&amp;spn=0.008644,0.0  1929&amp;z=16" target="_blank">Itinerario storico artistico di Marsciano su Googlemaps</a> &gt;&gt;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/marsciano-itinerario-storico-artistico/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Valle del Fersenone, itinerario storico artistico</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/la-valle-del-fersenone-itinerario-storico-artistico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-valle-del-fersenone-itinerario-storico-artistico</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/la-valle-del-fersenone-itinerario-storico-artistico/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Oct 2010 16:40:11 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/it/?p=1121</guid> <description><![CDATA[Dal centro di Marsciano, nella centralissima via Umberto I, prendiamo via della Madonnuccia [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div
id="attachment_1198" class="wp-caption alignleft" style="width: 380px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Itinerario-Fersenone.jpg"><img
class="size-full wp-image-1198 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Itinerario-Fersenone.jpg" alt="Itinerario Fersenone" width="370" height="392" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, itinerario torrente Fersenone</p></div><p>Dal centro di Marsciano, nella centralissima via Umberto I, prendiamo via della Madonnuccia e intraprendiamo il percorso che ci porterà alla scoperta del territorio. Dopo poche centinaia di metri ci troviamo già immersi nella fertile campagna marscianese, solcata dal tratto finale del torrente Fersenone, che proprio in questi pressi si getta nel Nestore, dopo aver ricevuto le acque del Calvana. Il Fersenone è forse oggi uno degli ultimi corsi d’acqua non inquinati in cui è ancora possibile fare il bagno; il suo percorso, che segna per lunghi tratti il confine tra il Comune di Marsciano e quello di San Venanzo e quindi tra la provincia di Terni e quella di Perugia, è stato il filo conduttore che ha legato i castelli posseduti dai Bulgarelli Conti di Marsciano. Dopo aver visto Villa La Monalda, un palazzo nobiliare nato nel<span
id="more-1121"></span> XIV secolo come convento di frati e divenuto residenza signorile alla fine del XVII secolo con i Monaldi, continuiamo il nostro percorso lungo la comunale per approdare al borgo di Morcella. Superiamo due volte il Fersenone e dopo alcune centinaia di metri giungiamo ad un incrocio: qui andiamo a destra per Morcella. Il borgo, ancora intatto nell’impianto geometrico e nella sua antica struttura, si presenta come una veranda sul Nestore e la sua pianura. Non appena superato il ponte sul Nestore troviamo subito sulla sinistra una piccola chiesa detta della “Madonna del Ponte”, costruita nel 1914 su disegno e per volontà dell’allora priore Don Adolfo Balucani sul luogo dove esisteva la precedente del 1610. Continuando ancora verso il paese e proprio sotto ad esso, l’imponente struttura di un antico mulino si manifesta davanti ai nostri occhi; è questo forse il più antico mulino fra quelli ancora esistenti nel territorio comunale, i cui vari elementi, in particolare la configurazione esterna, posseggono uno spiccato stile quattrocentesco. Finalmente saliamo verso il paese; una splendida porta ci permette l’accesso a questo antico e pacato borgo, dalle vie e dalle case caratteristiche con archi in pietra e in laterizio.</p><div
id="attachment_1200" class="wp-caption alignleft" style="width: 394px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Morcella.jpg"><img
class="size-full wp-image-1200  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Morcella.jpg" alt="Comune di Marsciano, Morcella" width="384" height="288" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Morcella, panorama</p></div><p>Addentrandoci per le vie medievali scopriamo la Chiesa Parrocchiale di San Silvestro, un grande edificio in pietra citato già nel 1027 da Corrado il Salico che lo conferma come dipendente dal monastero di Perugia; all’interno della chiesa un quadro del 1780 del pittore perugino Cristoforo Gasperi, un organo del XVIII secolo costruito da Gregorio Casci di Todi e un piccolo confessionale ad intagli tutto in noce del 1790 opera di Carlo Lupattelli di Castello delle Forme, contribuiscono a rendere ancora più bella questa vecchia chiesa che rappresenta un po’ il simbolo di Morcella. Lasciamo ora la quiete e la pace del borgo e facendo la strada a ritroso ritorniamo al bivio: la svolta a destra ci porterà verso le nostre zone più belle. La strada infatti inizia a salire e dopo due tornanti i magnifici scenari del nostro territorio si aprono innanzi a noi. Proprio di fronte al bivio per Poggio Aquilone troviamo la suggestiva Chiesa di Santa Croce, una piccola chiesa romanica della metà del XII secolo chiamata anticamente “ecclesia sancti martirii de cruce”, soggetta anch’essa al monastero di San Pietro, cui corrispondeva nel 1387 un canone di sei corbe di grano. Proseguendo ancora per la comunale, dopo circa due km., ci troviamo immersi in un viale denso di tigli, dalle cui fronde non filtra un raggio di sole, donando refrigerio a coloro che fanno escursioni durante la calda stagione. È qui che sorge la villa di San Fortunato in Sigillo. Sul luogo ove un tempo esisteva una casa religiosa dei gesuiti, sorge ora una splendida villa padronale in pietra e mattoni con inciso in un architrave l’anno di costruzione: 1706. Pochi metri al di sotto della villa un altro fabbricato cattura l’attenzione del visitatore. La struttura architettonica potrebbe far pensare ad una chiesa; si tratta invece di una grande cantina, il cosiddetto Cantinone di San Fortunato. L’edificio, che presenta all’esterno una struttura in muratura con elementi in cotto e in pietra, è a tre piani; il pianterreno che fungeva da cantina e che custodisce al suo interno numerose botti aventi date tra il 1845 e il 1885, ha il pavimento in cotto e il soffitto a volta anch’esso in cotto; il secondo piano al quale si accede internamente mediante una scalinata in legno, presenta anch’esso un pavimento in cotto e un soffitto a volta (quest’ultimo però ricoperto, come le pareti laterali, da un intonaco colore rosa) e fungeva da deposito del grano; il piano superiore aveva la funzione di magazzino generale dove veniva conservato tutto ciò che la tenuta produceva. Accanto al Cantinone sorge una vecchia fornace del XIX secolo dalla quale sono usciti i mattoni utilizzati per costruire le case intorno alla villa. La fornace è stata di recente interamente restaurata ed è una tappa fondamentale dell’itinerario del Museo dinamico del Laterizio e delle Terrecotte. Lasciandoci ora alle spalle la villa di San Fortunato e proseguendo per la strada comunale, quello che si apre agli occhi del visitatore è uno scenario da favola; il paesaggio, che sembra incantato in un miscuglio tra storia, arte e natura che non ha eguali, propone ricche e fertili vallate e dolci colline alle sommità delle quali si possono ammirare i borghi medievali del nostro comune. In particolare tre gioielli incastonati su altrettante sommità sorgono subito all’attenzione.</p><div
id="attachment_1203" class="wp-caption alignleft" style="width: 340px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-di-Migliano.jpg"><img
class="size-full wp-image-1203 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-di-Migliano.jpg" alt="Castello di Migliano" width="330" height="248" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Castello di Migliano</p></div><p>Si tratta di tre castelli che appaiono perfettamente allineati e che si affacciano su una strada che in tempi remoti fu un asse viario di primaria importanza: l’antica via Orvietana. Andiamo ora a scoprire il primo gioiello medievale e cioè il castello di Migliano. La strada sale dolcemente verso il vecchio castello che segna, e segnava anticamente, la fine del territorio perugino; proprio qui il torrente Fersenone ha scavato una profonda gola da cui si innalzano pareti e crinali ripidi e boscosi. I reperti di frecce e punte acuminate ritrovate nel fondo del fiume e conservati presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, testimoniano la presenza di insediamenti umani nella zona fin dalla preistoria. Migliano è costituita da due piccole alture: su una sorge l’antico castello mentre sull’altra domina la chiesa e la scuola. Il paesaggio dalle due sommità è fantastico; a ovest oltre il Fersenone si possono ammirare le boscose colline del territorio di San Venanzo: a est si scorge quasi per intero il territorio del comune di Marsciano con le sue dolci colline, i suoi campi coltivati e i suoi castelli (a proposito di castelli, per chi si cimentasse a guardare il panorama con un binocolo si stupirebbe dell’incredibile allineamento dei castelli di Montelagello e di Monte Vibiano Vecchio) e poco lontano, almeno così sembra, si vede Perugia distesa sui suoi colli. Il castello di Migliano fu nominato per la prima volta nel 1131 come possedimento del territorio di Marsciano; successivamente passò sotto la giurisdizione dei Bulgarelli, Conti di Marsciano, che lo tennero fino al 1522 quando ne vendettero un terzo ai Chigi che poi ne divennero totalmente proprietari. Nel 1663 la nobile famiglia perugina dei Monaldi acquistò il castello e i Monaldi assunsero il titolo di Marchesi di Migliano. Ora la proprietà del castello è privata ed è suddivisa fra vari proprietari. Della struttura originaria è rimasto a tutt’oggi il corpo centrale, due archi esterni e una torre cilindrica. La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, posta in cima all’altra sommità in maniera speculare rispetto al castello, fu anch’essa costruita nel XII sec. ed è infatti citata nel 1191 nel Codice di Cencio Mamerlengo con l’appellativo di “Massa di Miliano”, una tra le chiese del territorio perugino soggetta alla chiesa romana; dal 1266 la giurisdizione sopra questa chiesa fu esercitata dal monastero di San Pietro di Perugia. Riedificata ex novo tra il 1779 e il 1782, la chiesa si presenta come una struttura semplice in mattoni, con una facciata composta da un bel portone ligneo e una bifora; a fianco della chiesa si trova il campanile. All’interno troviamo delle opere pittoriche di una certa importanza. Nei due altari laterali trovano posto due tele di autore ignoto e di epoca non facilmente decifrabile raffiguranti una Sant’Anna e una San Sebastiano. Sull’altare maggiore invece una pala di scuola perugina ci raffigura la Madonna che regge in braccio Gesù Bambino con San Pietro, Sant’Antonio, San Benedetto e San Cardinale; il quadro, dipinto tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo e restaurato nel 1958 da Arnaldo Mazzerioli di Perugia, fu realizzato su due porte di vecchio legno (nel retro della porta destra c’è l’incavo della serratura) e reca tuttora un’iscrizione nella quale si legge che il discepolo del Perugino autore del dipinto era originario di Casalina. Riscendendo per la strada comunale, ci si accorge di quanto le caratteristiche del paese, un castello denso di storia e un ambiente incontaminato dove vivono e si riproducono numerose specie animali, un esempio quindi di connubio perfetto tra storia e geografia, fossero già note a molte persone che negli ultimi anni hanno creato qui una sorta di villaggio turistico che comprende numerose ville abitate d’estate. Una volta ripresa la comunale scendiamo fino al bivio quindi svoltiamo a sinistra: la via che ci si appresta a percorrere è l’antica via Orvietana. La tranquillità e il silenzio che ci accompagnano mentre si percorre questa strada può farci dimenticare l’importanza che essa rivestì in passato come principale via di collegamento tra Perugia e Orvieto, lungo la quale l’uomo svolgeva frequenti traffici.</p><div
id="attachment_1205" class="wp-caption alignleft" style="width: 340px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Fornace-di-Compignano.jpg"><img
class="size-full wp-image-1205 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Fornace-di-Compignano.jpg" alt="Fornace di Compignano" width="330" height="248" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Fornace di Compignano</p></div><p>Una vecchia fornace situata all’altezza del doppio bivio per Compignano e per Montelagello sembra rimembrarci un passato in cui numerose erano le attività compiute dall’uomo lungo la via Orvietana. Questa fornace del XVIII sec. è di proprietà privata, ma è stata di recente ceduta in comodato d’uso gratuito al Comune che ha provveduto alla ristrutturazione; l’itinerario del Museo dinamico del Laterizio e delle Terrecotte si è così ulteriormente arricchito dell’antica fornace di Compignano. Ed è proprio a Compignano che ci dirigiamo, uscendo sulla destra dalla via Orvietana all’altezza della vecchia fornace. La strada scende leggermente tortuosa verso la stretta pianura del Nestore; appena superato il ponte sul fiume si ricomincia a salire e dopo alcuni tornanti giungiamo al borgo medievale di Compignano. Il paese ha mantenuto intatta la sua vecchia struttura; dalla porta di accesso che si apre su piazza della Vittoria si accede al piccolo borgo. Sopra la porta si erge una torre in pietra che, costruita nel XIII secolo e ricostruita nella prima metà del XVI, è l’unica che resta delle altre cinque torri che caratterizzavano il castello di Compignano. Sui resti di una di queste torri, nei pressi della porta di accesso, è stato costruito nel 1925 il campanile del paese. Addentrandoci per il borgo tramite la via che sale dalla porta di accesso si giunge innanzi ad una splendida opera architettonica, simbolo della storia del paese: il palazzo nobiliare del ‘600, appartenuto in passato alla nobile famiglia dei Monaldi, costruito tra il 1637 e il 1639 su progetto di Galeazzo Alessi, fu fortemente voluto dal cardinale orvietano Antonio Monaldi il quale, divenuto legato pontificio presso Perugia, lo fece costruire sostituendo un precedente edificio di peculiari caratteristiche militari, un mastio che era parte integrante della struttura duecentesca del borgo. Di fronte a Palazzo Monaldi-Corneli è situata la Chiesa Parrocchiale di San Cristoforo; la Chiesa, costruita nel 1266, ristrutturata alla fine del settecento e ricostruita di nuovo nel 1905, custodisce al suo interno un dipinto su tela del XVII sec. rappresentante San Cristoforo, purtroppo oggi molto rovinato a causa dell’umidità, mentre su una nicchia situata sopra l’ingresso della parte sinistra della Chiesa si trova una statua lignea della Madonna con Bambino. Proseguendo per le vie del paese ci immergiamo in una quiete e una tranquillità irreali, forse fuori tempo per la nostra civiltà frenetica e rumorosa, ma sicuramente condizioni ideali per chi è alla ricerca di oasi di pace. Da Palazzo Monaldi-Corneli ci dirigiamo verso sinistra. In fondo all’altra via principale di Compignano, perpendicolare alla via che sale dalla porta di accesso, si trova la Chiesa della Madonna del Crocifisso, una piccola chiesa a mattoni in cotto costruita alla fine del XVI secolo e restaurata nel 1966; cappella privata dei Monaldi alla metà del XVII secolo, appartenne poi agli Ottaviani che ne mantennero il possesso fino agli anni ‘30 del ‘900 quando fu ceduta alla comunità compignanese. Questa piccola chiesa è molto importante in quanto rappresenta una ulteriore testimonianza del passaggio del Dottori nel nostro territorio; all’interno essa custodisce infatti degli affreschi compiuti dal grande pittore perugino tra il 1921 e il 1922. Gerardo Dottori affrescò la chiesa sia sulle pareti che sulle volte, ma nel 1966, a causa della forte umidità che aveva rovinato gli affreschi, si rese necessario un restauro e furono così coperte di intonaco bianco buona parte delle opere dell’artista. Si possono ammirare oggi solo due originali, una scena della vita di Gesù e precisamente “Gesù che parla alla folla” sulla parete di destra all’altezza dell’altare e due Angeli di grandi dimensioni, posti sopra, la porta d’ingresso, dipinti con colori molto tenui. L’affresco sulla parete di sinistra rappresentava Gesù che cacciava i mercanti dal tempio, ma dopo il restauro del 1966, questa scena è stata modificata dal restauratore Cascianelli e dell’originale si può ammirare molto poco. Contiguo alla chiesa vi è un cortile e un edificio costruiti entrambi nello stesso periodo della chiesa. Il cortile, al quale vi si accede tramite un portone ligneo posto a fianco della chiesa, nasconde al suo interno un pozzo della fine del XVI secolo oggi chiuso e su una parete recentemente ricostruita è stata rimessa una lapide di marmo del 1584 che riporta il testamento del sacerdote Baldus Baldocius in cui si afferma di lasciare i beni della Chiesa del Crocifisso alla sua famiglia; l’edificio invece oggi ospita la piccola biblioteca del paese. Ma Compignano da poco tempo si è ulteriormente arricchita da un punto di vista storico e culturale. L’8 dicembre 2002 è stata aperta la prima antenna museale del Museo dinamico del Laterizio e delle Terrecotte; una realtà espositiva di piccole dimensioni che ospita al suo interno un laboratorio dove riscoprire la manualità e la gestualità, in una parola l’arte della lavorazione delle terrecotte. Lasciamo ora Compignano riprendendo la via che ivi ci ha portati, e ritorniamo al bivio sull’antica orvietana.</p><div
id="attachment_1207" class="wp-caption alignleft" style="width: 382px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Montelagello-Castello.jpg"><img
class="size-full wp-image-1207  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Montelagello-Castello.jpg" alt="Comune di Marsciano, Castello di Montelagello" width="372" height="279" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Castello di Montelagello</p></div><p>Ammirata di nuovo la vecchia fornace attraversiamo la strada e ci dirigiamo verso Montelagello, il secondo gioiello della serie dei castelli medievali che si affacciano sull’orvietana. Dopo essere giunti sul fondo della piccola valle del torrente Rigo, la biancheggiante strada sale a gomiti e a giravolte fino al castello. Quello che fino a pochi anni fa era un borgo abbandonato, ora è uno splendido castello medievale perfettamente restaurato, sul quale vi è stato posto il vincolo della Soprintendenza dell’Umbria e la società che è diventata proprietaria affitta gli appartamenti situati all’interno. Montelagello, posto sulla sommità di una collina di 416 metri, ci invia sue notizie fin dal 1027, quando viene nominato con il nome di “de agilione” in un diploma imperiale di Corrado II; il suo nome è altresì legato al fatto di essere, nella tradizione popolare, considerato come il paese natale di Pietro Vincioli, il fondatore e riformatore del Monastero di San Pietro di Perugia. Il piccolo borgo, indicato ancora nel 1380 come villa e fortificato sicuramente nell’ultimo decennio del secolo XIV, ospita al suo interno una chiesa anch’essa interamente restaurata: si tratta della chiesa parrocchiale di San Pietro poi San Biagio, un edificio in pietra in stile romanico costruito nel 1266. Proprio sotto il castello incontriamo la Chiesa di Santa Maria della Neve, costruita nel 1452 e restaurata successivamente nel 1492, come testimonia un mattone posto sulla facciata, e nel 1885. La chiesa di Santa Maria della Neve custodiva al suo interno un pregevole affresco della fine del XV secolo attribuibile al Pinturicchio, La Madonna in trono col Bambino e Angeli, San Silvestro e San Rocco; mirabile esempio della scuola pittorica perugina, l’affresco dopo alcune vicende di carattere giudiziario, potrà essere di nuovo ammirato all’interno della sede regionale del Museo dinamico del Laterizio e delle Terrecotte, in Palazzo Pietromarchi a Marsciano. Da questo luogo, che fu in passato un castello di frontiera del territorio perugino, si possono scorgere i paesaggi suggestivi dei territori perugino e marscianese, ciascuno con i suoi splendidi castelli, le sue fertili valli e le ricche colline dalla lussureggiante vegetazione. Lasciare Montelagello è impresa ardua, ma il cammino continua e c’è molto altro ancora da scoprire. Scendiamo quindi dal borgo e ritorniamo sull’orvietana, da dove continuiamo in direzione di Mercatello. Dopo un breve tratto pianeggiante, la strada inizia a scendere con alcuni tornanti verso la valle del Nestore, che si apre in tutta la sua bellezza davanti ai nostri occhi e sulla quale si affacciano i più bei borghi del nostro territorio: Monte Vibiano Vecchio, Sant’Apollinare e Spina. Giungiamo perciò a Mercatello; dalla struttura del paese e dal suo nome si deduce che questo luogo era un tempo destinato al mercato, oltre ad essere un sito di passaggio lungo l’orvietana, crocevia da cui partono le diverse strade che raggiungono i castelli vicini: una via che arriva fino a Monte Vibiano e un’altra che approda a Cibottola, che pur trovandosi nel comune di Piegaro rientra negli orizzonti geografici del territorio marscianese. Quella per Cibottola è l’unica strada attualmente praticabile, anche se soltanto a piedi, per raggiungere Monte Verniano, il punto più alto e l’ultimo avamposto del comune dove supposizioni di abitatori preistorici ne fanno un luogo antichissimo.</p><div
id="attachment_1209" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Mercatello-Loggiato-dei-Vibi.jpg"><img
class="size-full wp-image-1209  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Mercatello-Loggiato-dei-Vibi.jpg" alt="Mercatello, Loggiato dei Vibi" width="336" height="223" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Mercatello, Loggiato dei Vibi</p></div><p>Tutta questa vasta e suggestiva zona era un tempo patrimonio della antica famiglia di origine etrusca dei Vibi; e lo stemma della famiglia campeggia scolpito sui capitelli in pietra delle colonnine rinascimentali della Casa Hospitium di Baglione da Monte Vibiano, l’antico albergo o loggiato dei Vibi, situato a Mercatello lungo l’antica via orvietana, luogo di accoglienza per i viaggiatori, in particolare pellegrini, che qui transitavano. Di fronte al loggiato parte la strada che ci conduce a Cibottola; lungo questa via troviamo un grandioso palazzo in pietra costruito da Vincenzo Sereni nel 1807, che conta quattro piani lungo la strada e cinque nella parte del cortile per un totale di 56 stanze. Il magnifico palazzo,simbolo dell’ascesa economica e sociale della borghese famiglia Sereni, è posto sotto il vincolo dalla Soprintendenza ai beni culturali dell’Umbria. Anche l’altra strada ha inizio nelle vicinanze dell’antico albergo dei Vibi e si inerpica su per il crinale della collina. Dopo appena due tornanti incontriamo la Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo, un edificio costruito nel 1934 accanto alla più antica che risale al XIII secolo e che attualmente è adibita a residenza. La chiesa, che fu costruita su progetto dell’architetto Ugo Tarchi, è interamente in pietra con un portico all’ingresso e un magnifico portone ligneo; all’interno si può ammirare un pregevole affresco del XVI secolo del pittore Michelangelo di Matteo, la “Madonna della Misericordia”, un dipinto che raffigura la Madonna della Misericordia, con due angeli alle spalle, che apre il mantello e accoglie la moltitudine di fedeli che pregano dinanzi a lei e una pala d’altare del 1934 della pittrice Baldracchini, commissionata dagli abitanti di Mercatello per abbellire la chiesa appena costruita, rappresentante la Madonna col Bambino al centro e i santi Michele a sinistra e Gabriele a destra. Salendo ancora si incontra il castello di Monte Vibiano Nuovo, costruito nel 1394 per ordine dei magistrati perugini dopo la distruzione di Monte Vibiano Vecchio, caratterizzato dalla presenza al suo interno di Palazzo Della Penna, un’imponente struttura del XIV secolo già appartenuta ai Vibi, con una torre circolare ed elementi architettonici in laterizio di stile Quattrocentesco; praticamente annessa alla residenza c’è una piccola cappella gentilizia del XVI secolo intitolata a Sant’Andrea.</p><div
id="attachment_1211" class="wp-caption alignleft" style="width: 346px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-Monte-Vibiano-Vecchio.jpg"><img
class="size-full wp-image-1211  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-Monte-Vibiano-Vecchio.jpg" alt="Castello di Monte Vibiano Vecchio" width="336" height="252" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Castello di Monte Vibiano Vecchio</p></div><p>Riprendiamo la tortuosa strada per Monte Vibiano Vecchio uscendo dalla porta del castello di Monte Vibiano Nuovo; probabilmente l’occhio attento intuisce che ci stiamo dirigendo verso uno dei luoghi più incantevoli del nostro territorio e lo capisce dal paesaggio quasi fiabesco, fatto di selve e di castelli medievali, che si scorge tutto d’intorno. Arriviamo quindi al Castello di Monte Vibiano Vecchio, un complesso di edifici, tra cui Palazzo Fasola Bologna, della metà del XIII secolo ai quali si accede da una sola porta d’ingresso con arco in pietra a tutto sesto, fatto costruire dai Vibi che lo vollero come caposaldo militare. Dopo essere passato ai Rossi-Leoni di Perugia, che lo tennero fino al 1794, e ai conti Cesarei di Perugia, che ne furono i padroni fino al 1892, da allora ne divennero proprietari i Sereni. L’attuale aspetto del Castello porta la firma dell’architetto Ugo Tarchi e la supervisione di Antonio Sereni, allora proprietario, che tra il 1915 e il 1940 attesero alla realizzazione dell’opera di restauro; sia il giardino, organizzato a labirinto con siepi da basso, che la piscina, creata nel 1935, sono delle ulteriori perle che il buon gusto di questi signori permise di aggiungere a questo luogo incantato. Un luogo la cui esistenza rende veramente più interessante e più bello il mondo che ci circonda. Partire da qui significa ritornare con i piedi per terra dopo aver a lungo sognato. Usciamo allora dalla porta del castello, riprendiamo la via che ci riporta a Mercatello e giungiamo di nuovo di fronte all’antico albergo dei Vibi con il suo splendido loggiato; da qui stavolta ci dirigiamo in direzione di Spina attraversando il Piano del Nestore. Dopo aver superato il ponte e proprio nei pressi del fiume, un antico mulino, oggi piuttosto in rovina, cattura la nostra attenzione; si tratta di una struttura dagli elementi architettonici autentici che ha funzionato fino al 1945 circa con tre macine, due a grano e una a cereali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/la-valle-del-fersenone-itinerario-storico-artistico/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Valle del Nestore, itinerario storico artistico</title><link>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/valle-del-nestore-itinerario-storico-artistico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=valle-del-nestore-itinerario-storico-artistico</link> <comments>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/valle-del-nestore-itinerario-storico-artistico/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Oct 2010 16:35:45 +0000</pubDate> <dc:creator>ubaldo</dc:creator> <category><![CDATA[Dintorni]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.oasivillaggio.com/it/?p=1119</guid> <description><![CDATA[Da Mercatello dirigendosi verso Spina, superato il mulino e attraversata la circonvallazione, l’antica [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div
id="attachment_1213" class="wp-caption alignleft" style="width: 367px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Itinerario-Nestore.jpg"><img
class="size-full wp-image-1213   " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Itinerario-Nestore.jpg" alt="Comune di Marsciano, itinerario del fiume  Nestore" width="357" height="376" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, itinerario del fiume  Nestore</p></div><p>Da Mercatello dirigendosi verso Spina, superato il mulino e attraversata la circonvallazione, l’antica Orvietana inizia a salire verso quello che probabilmente è il borgo più importante del comune di Marsciano, e cioè Spina. Pur non essendo il più esteso o il più popoloso, Spina è uno dei paesi più importanti fra tutti i centri che popolano le aggraziate colline da Marsciano al Trasimeno; ciò non solo per motivi di ordine storico-architettonico, come palesa la bellezza e la complessità dell’antico castello, ma anche per la varietà di servizi a carattere sociale, civile e ricreativo che esso offre, come dimostrano la presenza delle scuole elementari e medie, della delegazione comunale, di associazioni nonché di un importante complesso sportivo. Spina rappresenta pertanto il punto di riferimento per tutte le frazioni <span
id="more-1119"></span>del marscianese della zona nord-ovest, un ruolo a cui esso sembra vocato come testimonia la storia del paese, che ci parla di un antico comune che teneva sotto di sé tutti i borghi limitrofi; un antico castello di notevole valore situato lungo quel remoto e importante asse viario che era la via Orvietana. Prima però di addentarci nel castello, incontriamo sulla destra la piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie che, edificata nel XV secolo e ristrutturata di recente, ospita al suo interno, sopra l’altare maggiore la “Madonna in trono col Bambino e angeli”, un affresco che, dopo il restauro del 1978 che ha cercato di liberarlo da sovrammissioni e fenomeni di alterazioni cromatiche, mostra in maniera nitida di provenire dalla bottega del pittore perugino Bartolomeo Caporali, probabilmente eseguita da un suo stretto collaboratore intorno al 1470. Il castello di Spina, che nel 1260 venne assegnato al rione perugino di Porta Eburnea e che nel 1416 Braccio Fortebraccio riuscì ad espugnare solo al terzo assalto, offre ancora notevoli spunti di riflessione sull’architettura civile perugina del quattrocento, con i suoi numerosi archi in laterizio e le abitazioni dalla struttura tipica a due piani. Entrati dalla incantevole porta che volge a mezzogiorno, ci dirigiamo verso la Chiesa parrocchiale di San Nicolò e San Faustino, lungo quella via principale che più delle altre è ricca degli elementi sopra menzionati.</p><div
id="attachment_1214" class="wp-caption alignleft" style="width: 304px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-di-Spina.jpg"><img
class="size-full wp-image-1214 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-di-Spina.jpg" alt="Comune di Marsciano, Castello  di Spina" width="294" height="440" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Castello  di Spina</p></div><p>Questa antica chiesa, citata in un diploma di Federico I Barbarossa del 1163 tra i beni dei monaci benedettini e restaurata di recente, è dedicata a San Nicolò vescovo di Mira e a San Faustino martire, patrono di Spina, le cui spoglie, conservate ora nella chiesa, furono traslate nel 1646 dalla chiesa di San Pietro. Volendo ancora sottolineare l’importanza che Spina ha avuto in passato, non possiamo non citare gli splendidi palazzi che le nobili famiglie perugine, come i Graziani, i Donini, i Baglioni e i Lippi-Boncambi, in particolare, il cui palazzo sorge al limitare dell’antico castello, hanno lasciato. A tutto ciò si è di recente aggiunta un’altra perla; in una vecchia cantina magnificamente restaurata, situata all’interno del borgo e delimitata esternamente dalle mura perimetrali, è stata aperta l’antenna museale di Spina “Rossana Ciliani”, un ulteriore tassello aggiunto al mosaico del Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte. L’antenna di Spina, dedicata ad una delle promotrici del progetto recentemente scomparsa, rappresenta un momento di documentazione di alcuni antichi mestieri nonché un punto centrale dell’itinerario dell’antica via Orvietana; ad una sezione introduttiva, nella quale si delineano sommariamente i caratteri dell’insediamento, segue, riutilizzando vecchi strumenti di lavoro, una esposizione relativa alla produzione del vino e alla lavorazione tradizionale del ferro; per ultimo viene descritta attraverso le produzioni locali la attività delle antiche fornaci localizzate lungo la via Orvietana. Vicino a Spina, in una amena posizione che si affaccia sulla valle del Nestore, in mezzo ai più bei castelli del nostro territorio, una torre merlata si alza verso il cielo, e con la sua possanza ed eleganza insieme dà luogo ad uno dei più suggestivi borghi del comune di Marsciano: il castello di Sant’Apollinare, un raffinato edificio bizantino risalente all’XI secolo che porta il nome dell’Arcivescovo ravennate Apollinare. Dalla torre quattrocentesca entriamo nel piccolo borgo che fu per 400 anni dimora dei Marchesi Graziani di Perugia. Un romantico chiostro con al centro un pozzo medievale in pietra calcarea ci accoglie una volta entrati; da qui proseguiamo per il borgo che, costituito da un’unica via, conserva ancora intatta quella struttura di castello feudale che gli fu data alla fine del duecento, e che rende magica e ricca di fascino l’atmosfera in cui ci si addentra.</p><div
id="attachment_1227" class="wp-caption alignleft" style="width: 395px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Fiume-Nestore-a-Mercatello.jpg"><img
class="size-full wp-image-1227 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Fiume-Nestore-a-Mercatello.jpg" alt="Comune di Marsciano, fiume Nestore a Mercatello" width="385" height="289" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, fiume Nestore a Mercatello</p></div><p>Il sapiente restauro di recente effettuato all’interno, ha riportato all’antico fasto le eleganti sale del castello, tra cui il grandioso Salone dei Cavalieri. Poco distante dal castello, e separata da esso da un avvallamento, la rocca benedettina si mostra in tutto il suo splendore. Si tratta di un complesso composto da una chiesa romanica a navata unica, un convento a due piani in pietra e mattoni, una casa e magazzini, molino e essiccatoio per il tabacco; la rocca ci invia sue notizie fin dal 1030 quando fu donata all’Abbazia di Farfanella Sabina, per ritornare di nuovo in enfiteusi al monastero benedettino di San Pietro di Perugia. Attualmente il complesso della rocca benedettina è di proprietà della facoltà di Agraria dell’Università degli studi di Perugia.che l’ha affittata ad una comunità spirituale francese. Sull’altare maggiore della chiesa trova ospitalità una “Madonna col Bambino in gloria tra angeli e cherubini”, uno splendido quadro della metà del ‘500 del pittore perugino Polidoro di Stefano Cimurri; la tela, il cui buono stato di conservazione fa risaltare i bei colori di cui è composta, raffigura la Madonna col bambino in gloria tra gli angeli e i cherubini, con San Pietro e Sant’Apollinare vescovo di Ravenna, quattro figure di santi monaci benedettini e sullo sfondo le mura fortificate di una città. Una Palazzetta del XVIII secolo edificata per volontà dei benedettini e la chiesa parrocchiale di sant’Apollinare costruita nel 1510 e posta proprio di fronte alla porta di ingresso al castello, completano il quadro storico &#8211; artistico di questo magnifico borgo, raccolto ed elegante, che rappresenta sicuramente un momento felice per chi avesse intenzione di ammirarne le meraviglie.</p><div
id="attachment_1216" class="wp-caption alignleft" style="width: 394px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-di-S.Apollinare.jpg"><img
class="size-full wp-image-1216  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-di-S.Apollinare.jpg" alt="Comune di Marsciano, Castello  di Sant'Apollinare" width="384" height="288" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Castello  di Sant&#039;Apollinare</p></div><p>Partiamo a malincuore da Sant’Apollinare e riprendiamo la strada provinciale. Dopo un avvallamento la provinciale si confonde con l’antico corso della settevalli; una volta superato il cimitero sulla sinistra decidiamo di continuare in direzione di Castiglione della Valle, lasciandoci alle spalle sulla destra il bivio della settevalli per Perugia, presso cui ritorneremo più tardi. Avanziamo qualche centinaio di metri per arrivare al bivio di Pieve Caina: qui giriamo a sinistra e ci avviamo verso il borgo. Pieve Caina è un paese particolare, appartato, quasi isolato, visibile soltanto da chi transita per Castiglione della Valle, eppure pieno di fascino per il suo nome che rimanda alle prime comunità cristiane e per la sua posizione geografica, adagiato sul Monte Pugliano e affacciato sul Caina, il fiume che nei periodi più piovosi bagna quasi le prime case del paese e che a poche centinaia di metri si getta nel Nestore. Ciò che balza subito agli occhi di questo borgo medioevale del XIII secolo, è l’antica Torre in pietra della seconda metà del ‘300 che svetta più alta di tutte le altre costruzioni del paese e che segnava il vertice del triangolo costituente il castello. Girovagando per il borgo un palazzo nobiliare con degli stemmi sugli architravi cattura l’attenzione del visitatore: si tratta di palazzo Armellini, un edificio del 1520 appartenuto in passato al Cardinale Francesco Armellini, un eminente personaggio della corte pontificia di Leone X che proprio a Pieve Caina aveva terre e palazzi. Contigua al palazzo vi è una piccola cappella gentilizia in pietra, al cui interno si trovano affreschi raffiguranti la Madonna e alcuni Santi in non buono stato di conservazione. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta si erge al centro del paese, in piazza XI Febbraio. L’edificio, che fu costruito nel XII secolo, ma che venne rifatto ex-novo alla fine dell’ottocento, presenta una facciata piuttosto semplice in mattoni e un pregevole portone ligneo. Ma la sua importanza è legata al quadro che ivi è ospitato, una “Madonna della Misericordia” del 1528 opera del pittore Michelangelo di Maestro Matteo, “pittore in Perugia non iscritto all’arte” come compare in alcuni documenti dell’epoca; la tela, di pregevole fattura e molto ben conservata, raffigura la Vergine col manto aperto che raccoglie ai due lati una moltitudine implorante di fedeli, dietro alla quale sono ben visibili due angeli e un paesaggio con degli alberi. Oltre il Caina e il Nestore si scorge un complesso di case piuttosto imponente: si tratta di un sobborgo, chiamato “Il Vicinato”, risalente al cinquecento, come confermano le iscrizioni in cotto copiosamente presenti. Facoltose famiglie e ordini religiosi, come ad esempio gli agostiniani, furono in passato i proprietari delle abitazioni, e ciò si intuisce in particolare dalla presenza dei grandi edifici che caratterizzano tutto il complesso “Il Vicinato”. Fa parte del sobborgo e risale alla stessa epoca anche una piccola chiesa, la cappella di San Vincenzo, il cui campanile, dalle dimensioni ridotte e a vela, dona all’edificio un aspetto piuttosto caratteristico.</p><div
id="attachment_1219" class="wp-caption alignleft" style="width: 324px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Pieve-Caina-campanile.jpg"><img
class="size-full wp-image-1219 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Pieve-Caina-campanile.jpg" alt="Pieve Caina, campanile di Santa Maria Assunta" width="314" height="419" /></a><p
class="wp-caption-text">Marsciano, Pieve Caina, campanile di Santa Maria Assunta</p></div><p>Lasciamo ora alle spalle la quieta serenità di Pieve Caina e ripercorriamo a ritroso la strada che ci ha portati qui fino al bivio della Settevalli, l’antica strada che imbocchiamo per dirigerci verso quelle frazioni poste al confine con il territorio perugino: San Biagio della Valle, Villanova e Badiola. Si tratta di un’area in cui, insieme alla zona della collina comprendente i borghi di San Valentino, Olmeto e Castello delle Forme, l’insediamento umano affonda le radici fin nella preistoria, come testimoniano, ad esempio, la tomba dell’età rinaldoniana (seconda metà del III millennio A. C.) ritrovata nel 1993 durante i lavori di ristrutturazione di un casale situato nella campagna intorno a San Biagio della Valle; o l’anfora attica rinvenuta a Villanova, risalente al VI secolo a.C., raffigurante il mito di Teseo ed il Minotauro, che è conservata al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, simbolo del notevole livello che aveva raggiunto la committenza locale etrusca, così come i famosi tripodi Loeb, ritrovati nella campagna di San Valentino e ora conservati alle Antikensammlungen di Monaco di cui parleremo più avanti. Lungo la settevalli troviamo le vie d’accesso ai tre borghi sopra citati; il primo verso cui ci dirigiamo è Badiola, la frazione più settentrionale del Comune di Marsciano. Il nome del paese fa subito intuire che tipo di insediamento vi fosse in passato, essendo Badiola chiaramente riferito ad una piccola badia le cui origini risalgono al secolo XI, come afferma il diploma imperiale del 1027 dell’Imperatore Corrado II in cui viene citata per la prima volta la Chiesa parrocchiale di San Benedetto, intitolata al santo che è anche patrono del paese; la chiesa, nucleo storico più importante che reca scolpito sul portale cinquecentesco lo stemma del monastero benedettino di San Pietro in Perugia che ne aveva la proprietà, ospita al suo interno un affresco molto recente del pittore Carlo Dell’Amico, realizzato in occasione del XV centenario della fondazione dell’ordine benedettino e raffigurante fatti e allegorie della vita di San Benedetto. Paese ordinato e tranquillo, Badiola offre altresì suggestivi paesaggi della media collina umbra, che, con i suoi borghi medievali e le sue dolci colline, fa assaporare la pace e la tranquillità di un ambiente rimasto immutato da secoli. Riprendiamo la settevalli e ritorniamo indietro verso il marscianese; il primo bivio che si incontra è quello posto sulla sinistra per Villanova. Paese anch’esso di confine, che si distende lungo la via di congiungimento tra la strada della Collina e la Sette Valli, il toponimo di Villanova è conosciuto già nel 1060, in seguito ad un lascito fatto da un tale Martino di Leone a favore del monastero di San Pietro. Del vecchio castello, nominato per la prima volta come tale nel 1380 negli elenchi relativi alle comunità del contado perugino, sono rimasti solo pochi resti in pietra e un palazzo nobiliare del ‘400 dagli archi in laterizio a sesto acuto, appartenuto nei secoli a varie famiglie aristocratiche perugine come i Montesperelli, i Vincioli e i Giovio. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Annunziata e San Pastore, che fino ai primi del ‘600 si trovava fuori dalle mura castellane, ospita al suo interno un Crocifisso ligneo di pregevole fattura che fu portato a Villanova nel 1944 e che proveniva dalla cantina di una confraternita di una chiesa perugina. Pochi metri dopo l’incrocio per Villanova, una volta ritornati sulla Sette Valli, incontriamo sulla destra il bivio per San Biagio della Valle. Dalla salita che ci porta dolcemente verso il paese, scorgiamo sempre più nitidamente una torre, la Torre di San Biagio in pietra e a forma circolare, unica testimonianza sopravvissuta fino a noi del vecchio castello, noto già nel 1371 quando, a causa delle lotte di fazione, i Raspanti di Perugia ivi trovarono rifugio; un castello che nel 1416 fu conquistato da Braccio Fortebraccio prima di passare, nel 1428, sotto la giurisdizione di Porta Eburnea. Purtroppo la torre è l’unica struttura rimasta dell’antico castello, il quale poteva vantare anche una chiesa in stile romanico del secolo XI, appartenuta al Monastero di Farfa e poi ai Benedettini, che la ebbero in enfiteusi dal 1060 e successivamente in proprietà diretta dal 1441; la vecchia chiesa fu abbattuta nel 1952 e sul suo sito è stata costruita la nuova chiesa parrocchiale di San Biagio che, come testimonianza dell’edificio che fu, ospita vicino all’altare due pietre appartenute all’antica chiesa recanti iscrizioni e la data del 1215.</p><div
id="attachment_1221" class="wp-caption alignleft" style="width: 289px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/San-Biagio-della-Valle-torre.jpg"><img
class="size-full wp-image-1221 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/San-Biagio-della-Valle-torre.jpg" alt="Marsciano, San Biagio della Valle, Torre" width="279" height="420" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, San Biagio della Valle, Torre</p></div><p>Due tele, entrambe del XVIII secolo e di autore ignoto, raffiguranti l’una “Sant’Antonio da Padova con la anime purganti” e l’altra “San Domenico e Santa Caterina”, custodite fino al 1952 nella vecchia.chiesa, adornano ora la nuova, insieme ad una statua lignea della Madonna di medie dimensioni e molto ben conservata; “Gesù Cristo, la Madonna e San Biagio” sono invece i tre personaggi raffigurati nell’affresco situato sull’abside e compiuto da Adelmo Marinelli nel 1967. Poco distante dal borgo e lungo la strada che conduce a Pilonico Materno, l’occhio attento dell’osservatore è catturato dalla lunga striscia verde che, delimitando il paese, giunge fino a Castel del Piano: si tratta della riserva di caccia creata nel 1936 da Antonio Sereni sui terreni di sua proprietà per tutelare, anche in futuro, le piante secolari di notevole importanza ivi presenti, e sul quale vige il Vincolo della Soprintendenza dell’Umbria. Da San Biagio un lento declivio ci riporta sulla provinciale che, abbandonata poco innanzi, quando cioè ci siamo diretti verso Badiola, attraversa ora il piano del Nestore. Su una bassa collina, proprio in mezzo alla valle del Nestore e a ridosso del torrente Caina, sorge il fiabesco complesso del Castello di Monticelli. Costruito nel XII secolo con scopi difensivi, ha subito poi nel corso dei secoli numerose ristrutturazioni, legate anche ai mutamenti storico politici contingenti, che ne hanno cambiato sia la funzione che l’aspetto, divenendo così il castello una residenza gentilizia; qui infatti hanno avuto le loro proprietà gli Aureli, gli Alfani e successivamente Vincenzo Sereni. L’attuale ristrutturazione, ha donato a tutto il complesso l’antica magnificenza e imponenza; da qui immersi nella pace e nella quiete, si domina la valle del Nestore e la stretta pianura solcata dal Caina da Pilonico Materno fino a Pieve Caina, mentre l’orizzonte si allarga fino a farci ammirare Perugia in tutta la sua estensione. La sensazione di trovarsi in un luogo suggestivo è inoltre accentuata dalle leggende che con il tempo sono nate secondo le quali San Costanzo, il vescovo e patrono della città di Perugia, si sarebbe rifugiato in una grotta del castello per sfuggire alle persecuzioni. Poco più in basso rispetto al castello, una piccolissima chiesa custode di grandi tesori s’impone alla nostra attenzione: è la Chiesa di San Paolo e Sant’Ubaldo del XII secolo dove sono presenti gli affreschi di Meo da Siena, per la descrizione dei quali ci affidiamo alle parole di noti esperti: «Gli affreschi conservati nella piccola chiesa di San Paolo in Monticelli permettono di entrare nel clima pittorico umbro del primo Trecento, da non molto tempo rivalutato, in cui gli influssi delle presenze senesi a Perugia, lungi dall’essere considerate ormai come ‘colonizzatrici’, assorbono invece i modi più originali della pittura locale.</p><div
id="attachment_1223" class="wp-caption alignleft" style="width: 325px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-di-Monticelli.jpg"><img
class="size-full wp-image-1223 " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castello-di-Monticelli.jpg" alt="Comune di Marsciano, Castello di Monticelli" width="315" height="237" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Castello di Monticelli</p></div><p>Ad uno di questi artisti, e in particolare a Meo da Siena (attivo 1310-1315/1333 ca.), e forse a dei collaboratori, sono stati attribuiti di recente i dipinti di Monticelli che, se pur in non buono stato di conservazione, sono ancora leggibili in una Crocifissione, in alcune figure di Santi e nella Madonna col Bambino tra San Paolo e San Pietro(?). È probabile che vi fosse raffigurato anche San Costanzo, come sembrerebbe documentare una visita pastorale del 1763: “&#8230; hanc traditionem vetustis quibusdam Sanctorum Imaginibus in parietis d e p i c t i s , inter quas S. Constantii quoque Imago, non semel iterate, cernitur.” Ascrivibili al primo periodo di Meo, e cioè 1310-1320 circa, gli affreschi e in particolare La Madonna con Bambino e Santi portano ancora evidenti elementi senesi, fusi soltanto con matrici giottesche assisiati, come già nella tavola con la Madonna con Bambino proveniente da Santa Maria della Misericordia di Perugia, e nel Polittico di Montelabate (firmato), entrambi alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Buon frescante, a quanto stanno a dimostrare nella tecnica anche questi dipinti di Monticelli, Meo non fu mai pittore notevole,  ma “ripetitore garbato” e “scarso di idee”, più che fondamentale portatore dell’influsso senese come fu inteso da quasi tutta la critica precedente al Longhi. Molto attivo, sia a Perugia che nell’immediata periferia, acquisì invece nella seconda fase della sua produzione l’influenza dei nuovi modi umbri nei loro caratteri più immediati, come ad esempio nella tavola con la Madonna col Bambino e Santi , oggi a Francoforte». All’interno della chiesina è presente altresì una tela del ‘600 raffigurante “S. Ubaldo scaccia l’indemoniato” di autore ignoto e un Celetto baldacchino di legno per visite papali del sec. XVIII. Grazie al coinvolgimento e alla cooperazione di diversi soggetti pubblici e privati, la chiesa, gli affreschi, la tela e il celetto sono stati di recente oggetto di uno splendido restauro, che permette ora di comprendere la chiesina e il suo apparato decorativo tra le maggiori bellezze del nostro patrimonio storico, artistico e culturale. A poca distanza da Monticelli, dopo aver superato il torrente Caina, in una posizione per certi versi simile a quella del borgo appena lasciato, sopra una collinetta che controlla la valle del Nestore e del Caina, si erge l’operosa frazione di Castiglione della Valle, crocevia delle strade provenienti dal lago, da Perugia e dal marscianese; strade che collegano, oggi come un tempo, tutta la zona con vie di comunicazione più importanti, come la Pievaiola e l’Orvietana.</p><div
id="attachment_1225" class="wp-caption alignleft" style="width: 394px"><a
href="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castiglione-della-Valle.jpg"><img
class="size-full wp-image-1225  " src="http://www.oasivillaggio.com/files/2010/10/Castiglione-della-Valle.jpg" alt="Comune di Marsciano, Castiglione della Valle" width="384" height="287" /></a><p
class="wp-caption-text">Comune di Marsciano, Castiglione della Valle</p></div><p>Il borgo antico, che ci invia sue notizie fin dal XII secolo, periodo in cui venne costruita la chiesa di San Giovanni Battista, e che vide anch’esso ai primi del quattrocento le scorribande di Braccio Fortebraccio, dopo il restauro da poco avvenuto per volontà dell’Amministrazione Comunale, sembra rievocare quei periodi tumultuosi e pieni di splendore. I resti del passato sono molteplici, come testimoniano in primis l’impianto circolare del castello, con le sue torri, le sue vecchie mura e la torre campanaria, o gli importanti affreschi gelosamente custoditi dentro la chiesa del XV secolo di Santa Maria del Fosso, appena fuori le mura: un “Cristo crocifisso con la Vergine e la Maddalena”, dipinto a cavallo tra ‘400 e ‘500 da un ignoto pittore locale legato ai modi di Tiberio d’Assisi e posto dietro l’altare maggiore, e una “Madonna dei Miracoli” del 1531 proveniente dalla scuola di Benedetto Bonfigli situata sulla parete sinistra della chiesa; oppure ancora un “Redentore in Croce” del ‘500 e un ex-voto del 1554, entrambi di ignoti, ospitati nella quattrocentesca cappella del Crocifisso, nelle immediate vicinanze del paese. Dalla piazza principale di Castiglione della Valle, ci si affaccia sulla valle del Nestore e un senso di pace e prosperità si impossessa lentamente di noi; qui, sulla piazza, si erge la Chiesa di San Giovanni Battista, ricostruita sulla precedente nel 1892 ad opera dell’Arch.Nazareno Biscarini, che ha adoperato per la facciata un falso antico, con un bel portone di legno e un arco a tutto sesto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.oasivillaggio.com/2010/10/valle-del-nestore-itinerario-storico-artistico/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
